«LA SFIDA è di trasformare il nostro patrimonio culturale in filiera capace di produrre crescita», dice il ministro per gli Affari regionali Linda Lanzillotta; «occorre fare sistema, imparare da settori specifici dove s'è raggiunta l'eccellenza; esistono dei nuovi campi, come la diagnostica per immagini, che sono davvero frontiere inedite», fa eco il ministro per le Riforme e l'innovazione nella Pubblica amministrazione, Luigi Nicolais; il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Fabio Gobbo, con delega al Cipe, si meraviglia di «quante buone cose siano state fatte, ma con una estrema povertà di risorse»; Luca di Montezemolo afferma che il nostro patrimonio culturale «è l'attrazione numero uno per gli stranieri, e offre possibilità di export straordinarie»; il segretario generale dei Beni culturali l'archeologo Giuseppe Proietti, ricorda che «l'Italia sta restaurando in Cina, India, Iran, Irak e altri luoghi: il vicepremier e ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli riunisce per un giorno intero i primattori del patrimonio culturale visto come innovazione tecnologica, come sviluppo e risorsa economica, ed accorrono in 200 ad offrire ognuno le proprie esperienze. Spesso, del tutto sconosciute. Idee nuove, riflessioni inedite, ma anche fatti quanto mai concreti: nel 2008, «Roma organizzerà, alla nuova Fiera, un Festival delle Culture, per riunire assieme intellettuali e il mondo delle imprese» (Andrea Mondello, che è presidente di Unioncamere); «nella Regione Lazio, nasce un distretto tecnologico culturale: disponibili 10 milioni» (Raffaele Ranucci, assessore a Ricerca, Innovazione e Turismo appunto nel Lazio); «300 milioni, fondi per la competitività, sono assicurati dal ministero dell'Industria», spiega Rutelli, «e sulla linea cultura-turismo, nel Sud ci sono da spendere nove milioni; faremo un piano nazionale della ricerca per la Cultura; il patrimonio si conferma comparto produttivo d'importanza strategica, ho ascoltato un'infinità di storie di successo, è suscettibile di grossi potenziali d'export», dice Rutelli. E così, giusto per citare, ecco perfino «il naso elettronico»: tecnologia romana sviluppata a Napoli, che, per la prima volta, previene l'inquinamento in archivi e biblioteche. Il mondo cambia: «Sulla terra, l'anno scorso si sono prodotti più transistor che chicchi di grano, e sul web sono finite più parole di quante l'uomo ne abbia dette dalla creazione», racconta Andrea Pontremoli, Ibm, citando l'urgenza di digitalizzare che angoscia i Beni culturali. «Finora, tutto era stato totalmente parcellizzato: avveniva quasi per caso; occorre coordinare, creare un'industria del settore, una vera filiera» (ancora Rutelli) per guardare avanti. Salvatore Rossi, direttore centrale di Bankitalia, punta il dito sul paesaggio (Rutelli: «la prima emergenza») e dice: «Anche i vincoli devono mutare, non possono essere più ciechi ed assoluti; occorre immaginare un sistema di incentivi e disincentivi». «Per non dover dire, un giorno, che il nostro era un Paese molto bello», conclude Rutelli.