Sono le dodici e trenta di una torrida giornata d'agosto. Il termometro segna 33 gradi all'ombra e dietro il portale d'ingresso al Sacro Monte di Varese si intravede una minacciosa rampa di ciottoli ed erba rasa che porta alla prima delle quattordici cappelle distribuite lungo la Salita del Rosario. Eppure, nonostante l'afa e la pendenza, sono in tanti quelli che, scarpe da ginnastica ai piedi e abbondante scorta d'acqua nello zaino, affrontano l'erta o tornano alla macchina, dopo circa un'ora e mezza di cammino. Perché per i pellegrini, i turisti o, semplicemente, per la gente del posto, la gita al Sacro Monte è diventata un'abitudine. E questi due chilometri di sentiero, immerso nel verde del Campo dei Fiori, rappresentano un'occasione a portata di mano per respirare aria pulita restando in città o per tornare a visitare un luogo che conserva ancora, fra arte e natura, tutto il suo fascino originario. Superata la frazione di Sant'Ambrogio e imboccata la via Prima Cappella, con le sue storiche dimore liberty, il Sacro Monte di Varese si presenta, infatti, con l'aspetto incontaminato di un'area protetta. Macchine, ristoranti, informazioni turistiche e persino biciclette non possono superare il confine dell'arco che, con una scritta in latino scolpita nel timpano, invita i fedeli a intraprendere il cammino alla scoperta dei quindici Misteri del Rosario. Un cammino sulle tracce di Cristo che ha origini cinquecentesche ed è fatto di vere e proprie messe in scena, in cui pittura, scultura e architettura dialogano nella creazione di quel «gran teatro montano», come amava definirlo Testori, dove i fedeli divengono parte degli episodi evangelici, chiamati ad assistere alla sacra rappresentazione. Un artificio suggestivo, misto di naturalismo e di toni popolareschi, ideato per riproporre sulle Alpi le tappe del pellegrinaggio di Gerusalemme, secondo un rituale che nei secoli non ha perso la sua attrattiva. Oltre 500mila pellegrini all'anno è, infatti, la stima odierna delle presenze a Varese, destinate ad aumentare in vista del 2004 e delle celebrazioni per i 400 anni dalla fondazione. E, per allora, il Sacro Monte sarà perfetto. Persino il celebre murale all'esterno della terza cappella, con la Fuga in Egitto dipinta da Guttuso nel 1983, oggi nascosta dietro le assi di un laboratorio all'aperto, avrà trovato la collocazione ideale che lo preservi da altri atti di vandalismo, come quelli subiti di recente. Intanto, affidate alla cura dei responsabili e dei ranger che sorvegliano il percorso, le cappelle e il Santuario di S. Maria del Monte sfoggiano i colori pastello degli affreschi, riemersi con l'ultimo restauro, e gli stucchi policromi dei gruppi scultorei. Dalla Nascita di Gesù del Nuvolone alla Flagellazione del Morazzone, il percorso tocca la decima cappella, con la Crocefissione di Antonio Busca che, a ogni solstizio d'estate, alle tre del pomeriggio, è illuminata da un raggio di sole filtrato da un pertugio. L'Assunzione della Vergine e l'Incoronazione di Maria, nel Santuario, chiudono poi il cammino di riflessione sugli ultimi cinque Misteri Gloriosi. Tappe finali di un pellegrinaggio che può fare rotta, per chi ancorane avesse l'energia, verso le sale del Museo Baroffio, che conserva dipinti, sculture e reperti archeologici, o verso il Grand Hotel Campo dei Fiori, opera del Sommaruga, punto di partenza per gli splendidi itinerari del parco naturalistico.