Il senatore replica: «E' quello che fa lui» MENTRE UNO era incatenato ad una delle colonne del Loggiato degli Uffizi, attorniato da altri consiglieri comunali, l'altro era a Loreto ad un convegno sul turismo religioso. Ma nonostante la distanza, tra il senatore di Forza Italia Paolo Amato e il vicepremier e ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli, è andata in scena una polemica al vetriolo sul viaggio de L'Annunciazione a Tokyo. Amato, come promesso, ha inscenato la sua protesta, con tanto di volantini anche in inglese e con una vistosa catena attorno al collo e alla vita. «Chi vuole farsi pubblicità con Leonardo da Vinci, dimenticando che questa è una decisione che fa bene all'Italia e a Firenze e dando una brutta immagine dell'Italia all'estero, compie un errore» gli ha mandato a dire da Loreto il vicepremier. «Io rispetto gli atti - ha detto Rutelli - e le decisioni di tutti ma suggerirei di farsi meno pubblicità». Secondo Rutelli, il prestito dell'opera di Leonardo è una decisione che «merita grande rispetto e poco protagonismo distruttivo. Diamo una mano all'Italia. Non presentiamola male nel mondo». Della serie, «non facciamoci riconoscere» anche in Giappone, dove l'Annunciazione sarà il pezzo forte della mostra «La mente di Leonardo». ALL'ACCUSA MINISTERIALE di «protagonismo distruttivo», Paolo Amato replica appena sciolto dalle catene. «Chiariamoci: l'unico protagonismo distruttivo è quello del ministro Rutelli - ha risposto l'esponente di Forza Italia con una nota - che violando il codice dei Beni Culturali ha deciso di inviare l'Annunciazione di Leonardo da Vinci a Tokyo, ad un'esposizione di prodotti italiani. Trovo comunque singolare che il Ministro Rutelli abbia trovato il tempo di sostenere, ai margini di un convegno, che questa sua decisione 'fa bene all'Italia e a Firenze'; ma non abbia mai trovato il tempo di spiegare le ragioni della sua scelta in Senato, rispondendo alle mie interrogazioni. Da un Ministro dei Beni Culturali - ha concluso Amato - mi sarei aspettato un maggior rispetto delle istituzioni oltre che, naturalmente, del nostro patrimonio artistico».