L'ingresso è rimasto sbarrato per urta la giornata. Non un'indicazione, non un solo cartello, magari vergato a mano e pennarello, ma che almeno ti spiegasse che aspettare lì, sotto il sole rovente, era inutile. Il portale nobile del Maschio Angioino è rimasto chiuso al pubblico. Inspiegabilmente, nella domenica d'estate che anticipa la settimana del Ferragosto. Inutilmente - come testimoniano eloquentemente le foto del nostro fotografo - decine e decine di turisti italiani e stranieri si sono accalcati sin dalle prime ore del mattino, nella speranza che qualcuno aprisse loro le porte per la Sala dei Baroni, il museo civico e i bastioni sul Porto, Chiuso. Il pellegrinaggio dei turisti è così andato avanti per tutta la giornata: mesto e, in qualche caso, anche giustamente irritato nei commenti di chi - senza ottenere nemmeno uno straccio di spiegazione - ha dovuto rinunciare a una tappa importante del tour cittadino. In realtà la chiusura (eccezionale) del Maschio Angioino, ieri, non era il frutto di improvvisazione, e tantomeno dovuta a uno sciopero improvviso del personale. La chiusura era stata programmata tempo fa, nell'ambito della rotazione predisposta eccezionalmente nella settimana del Ferragosto. «Una tantum», insomma, Castelnuovo ha rispettato il suo «turnover», ieri mattina. Giusto e legittimo che fosse così. Un po' meno giusto, però, se si pensa che - alla fine - la vera ragione dello stop resta legata alla carenza di fondi destinati a pagare il personale impiegato. È lo stesso assessore comunale al Turismo, Nicola Oddati, a lanciare l'allarme. «La turnazione si è resa necessaria - spiega - perché abbiamo poche risorse a disposizione. Il museo è stato chiuso ieri per restare aperto a Ferragosto. Io non ne ero a conoscenza, però c'è da dire che la turnazione è stata dettata da problemi di bilancio. Tenere aperte le strutture costa, e soldi non ce ne sono». Oddati non rinuncia a sperare che quanto accaduto ieri debba restare un'eccezione. «Io credo che la cosa migliore sia tenere sempre aperti i musei e i monumenti - conclude -. Approfondirò l'argomento e ne parlerò con il sindaco per capire che possibilità ci sono perché simili chiusure non si verifichino più». Parole chiare e condivisibili, quelle di Oddati. Quel che invece proprio non si comprende (e ancor meno si giustifica) è la mancanza di comunicazione e di informazione: perché, in fondo, nulla sarebbe costato a spiegare, magari anticipatamente, le ragioni di una chiusura. Invece niente di niente. Approssimazione, unita a una leggera dose dì menefreghismo, hanno alla fine servito ai poveri turisti un piatto indigesto. Eppure, a ben pensarci, sarebbe bastato un pizzico d'informazione preventiva, se non altro un cartello, a spiegare che il Maschio Angioino sarebbe rimasto - per un giorno - bello e impossibile.