Decine di studiosi internazionali, alcuni politici e lIsform (Istituto per lo sviluppo, formazione e ricerca nel Mediterraneo) in questi giorni inviano lettere di appello al "Norwegian Nobel Committee". Parlano ai vecchi saggi di un napoletano che ha camminato tra le bombe per salvare i tesori dellumanità e che non è tornato sano e salvo a casa, come ogni bella favola prevede. Piovono gli appelli per sottoporre al comitato che assegna i Nobel il caso di Fabio Maniscalco, archeologo esperto di normative sui beni culturali del mondo e "Indiana Jones" che ha messo al sicuro quelli che rischiavano di essere svenduti, distrutti o imbarcati per lestero. Della vicenda è informato Louis Godart, consulente del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: non è un caso, Godart è anche il professore con cui Maniscalco si è laureato. Da militare dellesercito italiano, lo studioso ha salvato tante opere darte dagli scempi della guerra in Palestina, Albania, Libano, Kosovo e continua a farlo anche ora che è in congedo con la salute danneggiata dai territori dei conflitti. «Sono contento, ma non mi reputo degno di quel premio - dice lui - Il fatto che qualcuno elenchi i miei meriti forse mi rende un po triste». In unaltra situazione, larcheologo che dal '99 insegna Tutela dei beni culturali allOrientale e da questanno anche Archeologia subacquea alla Seconda Università, lavrebbe presa diversamente. Dopo un anno in cui non si riusciva a individuare il suo male, lhanno sottoposto a un delicatissimo intervento chirurgico. Ma ne parla senza difficoltà. Quello che fa di un uomo una persona degna di un Nobel è sicuramente una visione della realtà che va al di là del personale e del contingente. «Spero che il mio caso possa diventare utile per altri ammalati. Mi hanno riscontrato un adenocarcinoma pancreatico forse perché sono rimasto esposto per nove mesi in Bosnia o in Kosovo alle polveri delluranio impoverito che contaminano quei territori. Non si sa se è stato questo a farmi ammalare, ma i medici di Verona che mi curano sottolineano la rarità e le anomalie del decorso: non ho né letà né lereditarietà familiare previste da questo tipo di malattia». Una volta tanto è qualcun altro che sta studiando lui, che ha un curriculum fitto di pubblicazioni. Di là vengono le voci dei suoi due bambini piccoli, e della moglie Maria Rosaria Ruggiero, storico dellarte. Fabio Maniscalco ha rischiato anche la vita, per strappare le opere darte dalle mani di "predatori" di ogni nazionalità. Cominciò nel '95 come consulente sui beni sequestrati al boss della camorra Nuvoletta, che riciclava denaro acquistando quadri di Palizzi. Il suo volume "Furti dautore" integrò la banca dati dei carabinieri sulle opere darte rubate. Poi partì con i bersaglieri della brigata Garibaldi. «Era la prima volta che un esercito monitorava i beni culturali di un paese in guerra». Lallora presidente Scalfaro manifestò apprezzamento per lattività dellufficiale napoletano e anche papa Giovanni Paolo II gli inviò più volte messaggi di stima quando fondò lOsservatorio per la Protezione dei Beni culturali in area di crisi. Avventure da Indiana Jones ne ricorda tante. «Riuscii persino a infiltrarmi nella criminalità di Tirana e presi contatti con un trafficante di opere darte. A bruciarmi fu il "Costanzo Show": a mia insaputa presentarono il mio libro sullarte rubata, parlando di un militare italiano e il trafficante che guardava la nostra televisione capì e mi minacciò. Disse di aver visto la trasmissione mentre puliva il fucile... «. Se il patrimonio culturale del Libano e di altri paesi si è salvato, si deve anche agli appelli di Maniscalco ai capi di Stato e allUnesco perché fosse rispettata la Convenzione dellAia del '54. Ma come si sa, i veri grandi sdrammatizzano. «È solo una passione», dice larcheologo, e intanto lavora sul prossimo tesoro da salvare.