«Non si può più tenere un carcere nel centro storico». Il vicesindaco Riccardo De Corato è assolutamente convinto che San Vittore non debba restare dov'è E in scia alla necessità di un trasferimento rapido e indolore, s'insinua anche l'ultimo coupé de théàtre di agosto: l'evasione vecchio stile all'alba di ieri, buco nel muro e lenzuola annodate di un albanese condannato a undici anni per traffico di clandestini La carenza di organico e i controlli insufficienti non sono gli unici punti deboli. Il destino dei detenuti e del penitenziario è una sfida interrotta da continue polemiche, il sovraffollamento, il degrado, la denuncia della Procura sulla violazione dei diritti umani, i suicidi in cella. San Vittore è un posto sicuro, igienico, civile, a norma? È per questo groviglio di domande che quei cinquantamila metri quadrati di pentagono in piazza Filangieri, per Palazzo Marino diventano l'aggravante numero uno: «Quel carcere è un peso per una zona così delicata sostiene De Corato Spostarlo equivarrebbe a sollevare l'intera area da un serio problema di gestione». Abbatterlo, lasciarlo così com'è, ripensarne la funzione. Sul tavolo delle trattative scivolano diverse carte, anche se Roma non si pronuncia, qualche proposta da politici e intellettuali e un vincolo ministeriale che non è stato ancora sciolto La bozza di accordo tra il Comune e il ministero della Giustizia era chiara il cambio di sede sarebbe stata un'operazione a costo zero Grazie a un valore immobiliare non indifferente m un'area incastrata tra Porta Magenta, Porta Vercellina e Porta Genova 15 milioni di vecchie lire a metro quadro. Al ministro Roberto Castelli, il compito di pensare una legge ad hoc per il trasferimento. Il resto, in discesa: costruzione di un nuovo penitenziario con i soldi incassati dalla vendita dell'intera volumetria e cartina geografica in pugno, con il dito già puntato su una zona precisa Saggio, con il penitenziario e il secondo Tribunale di Milano sarebbe diventata la «cittadella della giustizia». Il ministero è d'accordo con la stima tratteggiata da Palazzo Marmo oltre a Opera e Bollate, Milano ha bisogno di un nuovo carcere Ma il vincolo architettonico è rimasto dov'era, a sancire il suo stop la sovrintendenza ai Beni architettonici impedisce l'abbattimento di tutti gli edifici pubblici costruiti da più di 50 anni. Nel vespaio delle polemiche storiche su sicurezza e degrado, anche l'estetica era riuscita a ritagliarsi un piccolo spazio A dispetto di appelli trasversali alla chiusura politici, religiosi, laici e della cultura la «bruttezza» di San Vittore sembrava essere la chiave di volta della questione Perché sollevata direttamente da Roma: «Demolire il brutto, anche se ha più di 50 anni», a fine luglio era stata questa la sentenza del ministro per i Beni culturali. Giuliano Urbani definiva San Vittore «un edificio che non menta di essere tutelato» e che «potrebbe fare spazio a nuove costruzioni». Musica per le orecchie dell'amministrazione comunale, che tiene i motori delle ruspe a pieni giri già da qualche tempo. «Siamo pronti sottolinea il vicesindaco . Ma il via libera ai lavori dipende dal Demanio e dal ministero, non da noi È lo Stato che deve decidere». E se da Roma temporeggiano, a Milano due schieramenti in campo giocano la partita sul futuro di San Vittore. Il carcere non si tocca per comitati di quartiere, consiglieri comunali ambientalisti e sovrintendenza ai Beni architettonici: è un luogo simbolo della città, per storia, cultura e architettura. La squadra che punta sulla riqualificazione dell'area, invece, ha una panchina sostituzioni capeggiata da Gabriele Albertini. Il sindaco ha in mente un angolo «american style» che ricordi Central Park: grattacieli e tanto verde. E il critico d'arte Vittorio Sgarbi pensa al civico 2 di piazza Filangieri come futura sede della Biennale di Milano. In attesa del fischio finale, 1.480 detenuti sono stipati in un carcere che ha una capienza massima di 800 posti.