La procedura di alienazione sarebbe scorretta per non aver previsto la "sdemanializzazione"; Dalla cessione dei palazzi, il sindaco Scapagnini ha guadagnato 65 milioni di euro CATANIA. La Soprintendenza scende in campo e dichiara nullo il trasferimento di otto immobili comunali a "Catania Risorse S.r.l.", società al 100 pubblica costituita per "valorizzare" (anche con mutui, ipoteche e vendite) il patrimonio del Comune. Il Codice dei Beni Culturali e Ambientali è chiaro: "Le cose immobili e mobili appartenenti allo Stato, alle regioni, agli altri enti pubblici territoriali... che presentano interesse artistico, storico, archeologico... che siano opera di autore non più vivente e la cui esecuzione risalga a oltre cinquanta anni" sono "liberamente alienabili" solo dopo la "sdemanializzazione". Per alienare i beni, in parole povere, gli Enti devono prima verificarne l'interesse culturale, chiedendo l'autorizzazione all'Assessorato regionale dei Beni Culturali, "sentita la competente Soprintendenza". L'amministrazione comunale di Catania, invece, ignorando anche una precedente nota critica della Soprintendenza, ha trasferito parte del suo patrimonio a Catania Risorse (dietro il pagamento di più di 65 milioni di euro, che la società ricaverà dando i beni in garanzia alle banche) senza aver presentato alcuna richiesta di verifica. Nonostante l'epoca di costruzione di otto immobili (sui quattordici alienati) risalga a più di cinquant'anni fa e l'autore non sia più vivente, come risulta anche dalle dichiarazioni di stima del perito. Sarebbe quindi nulla la vendita della palazzina ovest di Tondo Gioìeni, dell'ex esattoria comunale, dell'ex avvocatura comunale, del palazzo di viale Sisìnna (Villa Fazio), dell'ex Caserma Malerba (già Convento San Domenico), dell'ex Monastero Sant'Agata (di Giovanni Battista Vaccarini), degli edifici delle vie Manzoni, S. Giuliano e Crociferi (che fanno parte del Monastero di San Giuliano) e dell'ex Monastero di Santa Chiara. Gli ultimi quattro beni, tra l'altro, sono di "eccezionale interesse storico-artistico, in quanto mirabili opere dei più noti architetti e lapidum incisores dell'epoca;esempi straordinari di quel fenomeno, senza precedenti, che fu la ricostruzione tardo-barocca del Val di Noto; fenomeno riconosciuto dall'Unesco Patrimonio mondiale dell'Umanità ed inserito nella World Heritage List", bacchetta la soprintendente Maria Grazia Branciforti: Che, qualche giorno fa, ha inviato una sfilza di raccomandate ad autorità locali e nazionali per segnalare la nullità della vendita. Per il senatore Enzo Bianco (Margherita), il Comune è "tecnicamente in dissesto finanziario": se l'atto di vendita di "un patrimonio immobiliare che ora scopriamo in larghissima parte inalienabile" è "sostanzialmente nullo nella parte che riguarda questi beni", non è stato coperto il disavanzo 2003. Addirittura - incalza Sarò D'Agata, capogruppo Ds al Consiglio comunale -sarebbero anche stati venduti beni dell'AsI, compresi nell'ex Monastero di Sant'Agata: "Una ventina di anni fa in quell'immobile c'erano uffici sanitari. Quando si costituirono le Aziende sanitarie locali e i beni utilizzati a fini di igiene pubblica e sanità passarono alle Asl.una sentenza definitiva attribuì la proprietà di "quegli uffici sanitari all'AsI 3. Ritengo che sia stato venduto a Catania Risorse tutto l'ex Monastero di Sant'Agata, anche la parte dell'Asl. Un po' come Totò con la Fontana di Trevi...". L'amministrazione replica con un comunicato stampa: il sindaco Umberto Scapagnini, insieme a "tecnici ed esperti di diritto", ritiene il comportamento del Comune "assolutamente legittimo" e rispettoso delle norme di tutela del patrimonio culturale: non c'è stata nessuna "fuoriuscita dei beni", ma soltanto una gestione "attraverso lo strumento della società di scopo" al 100 pubblica, in linea con la normativa nazionale e regionale. Ed esprime "serie perplessità" sul comportamento della Soprintendenza che, "al di là di alcuni errori sul piano tecnicogiuridico", non ha agito secondo "i normali criteri" che regolano i rapporti tra le pubbliche amministrazioni (chiedendo cioè la divulgazione delle sue note agli organi di stampa), rischiando di provocare "gravissimi e irreversibili danni" al Comune e creando "allarme nella comunità finanziaria e nell'opinione pubblica". Scapagnini ha perciò incaricato i suoi legali di "esaminare la possibilità" di intraprendere iniziative nei confronti della Soprintendenza per la tutela dell'amministrazione e della città. Intanto, il 5 marzo, ci sarà una seduta straordinaria del Consiglio comunale nella quale i consiglieri della maggioranza che hanno approvato la delibera sul trasferimento dei beni a Catania Risorse potranno "revocare in autotutela" l'atto, mettendosi al riparo, in questo modo, da ogni eventuale responsabilità. In concomitanza con il Consiglio, ci sarà una protesta dì piazza: associazioni cittadine e partiti dell'opposizione hanno già annunciato un sit-in davanti a Palazzo degli Elefanti per chiedere le dimissioni di Scapagnini. Rischio dissesto per palazzo degli Elefanti CATANIA. Su Catania Risorse parte anche un'interpellanza urgente, indirizzata atre ministeri (Interno, Economia e Finanze, Beni e Attività Culturali) e alla Presidenza del Consiglio (Affari Regionali e delle Autonomie), presentata da Cosimo Sgobio (Pdci) e cofirmata dai suoi compagni di partito Oliviero Diliberto e Orazio Licandro e da Giovanni Burtone (Ulivo) e Salvo Raiti (IdV). Catania Risorse, denunciano i cinque deputati, è "un'operazione volta a nascondere la reale condizione finanziaria del Comune", con palese violazione dell'articolo 119 della Costituzione che vieta l'indebitamento, tranne che per spese di investimento: "per far cassa" e risanare il buco di bilancio 2003 la società è stata autorizzata a contrarre mutui dando in garanzia 14 immobili, di cui "diversi ricadenti nell'elenco" di una precedente deliberazione che autorizzava un mutuo con Unicredit Banca e che "si ritiene altamente probabile non ancora liberati". Il patrimonio immobiliare del Comune è stato conferito ad una società di diritto privato "con capitale giudicato irrisorio e senza operatività economica, già fortemente indebitata e dunque soggetta alle procedure esecutive", e che corre il rischio di essere aggredita dai creditori (che potrebbero anche chiedere il pignoramento pelle quote). Ci si trova, inoltre, di fronte al "grave comportamento degli amministratori e dei dirigenti del Comune di Catania, contrario al principio di imparzialità e buon andamento della Pubblica Amministrazione", e a "gravi e persistenti violazioni di legge": né il parere del Collegio di Difesa (che evidenziava "una serie notevole e grave di lacune" nell'assetto societario di Catania Risorse), né la nota critica della Soprintendenza sono stati portati a conoscenza del Consiglio comunale; diversi immobili venduti farebbero parte del "patrimonio storico della città" e, per la loro alienazione, non sarebbe stata avviata alcuna procedura di sdema-nializzazione; le perizie giurate degli immobili sono state redatte da un ragioniere; il Consiglio comunale ha approvato i bilanci preventivi aliatine dell'anno e addirittura prima dei consuntivi dell'anno precedente. .. Ce n'è abbastanza, sostengono i firmatari, perché il ministro dei Beni Culturali possa "esercitare i suoi poteri ispettivi di vigilanza" e perché il ministro dell'Economia decida di vederci chiaro "sulla reale situazione dei conti del Comune di Catania". T.P.