Mezzo milione di visitatori previsti Potrebbero superare il mezzo milione entro fine anno, i visitatori di Palazzo Madama, recuperato alla città dopo dieci anni di lavori e diciotto di chiusura. Recuperato alla città e alla regione, si scopre adesso, perché non ci sono solo torinesi, a fare la fila in piazza Castello, o stranieri e turisti dal resto dItalia. Per la prima volta dopo molto tempo, anche gli altri piemontesi riscoprono il piacere di visitare il monumento ritrovato del capoluogo. Meglio della Mole. Palazzo Madama simbolo di Torino, ma anche del Piemonte. Un edificio e un museo in cui si identificano tanti che per anni non hanno potuto percorrerne le sale, visitatori del capoluogo come della provincia e della regione. Come dire, meglio della Mole. Questo emerge dai dati sullaffluenza - peraltro abbastanza straordinari, tali da fare ipotizzare il superamento del mezzo milione a fine anno - nei primi mesi di apertura. «Riceviamo molte richieste dal circondario di Torino e dalle varie province della regione - dice Anna La Ferla, responsabile dei servizi didattici di Palazzo Madama - Per citare un esempio, da dicembre a oggi sono 1400 le persone dellUnitre, lUniversità della Terza età, prenotate per visite guidate giunte da Ivrea, Cuneo, Fossano, Alessandria, ogni volta gruppi di 50 o 60 persone». Le richieste «piemontesi» arrivano dalle varie associazioni di Amici dei Musei, dal Cral e dai gruppi senior di aziende pubbliche e private, dai vari Lions e Rotary della provincia, dalle sezioni del Fai di Torino ma anche di Cuneo e Novara. Nellelenco le associazioni di disabili psichici e motori (lUnione Ciechi di Cuneo ha richiesto visite con percorsi speciali) e tante scuole medie e superiori che arrivano da Vercelli, Biella, Cuneo, Alessandria. E poi ci sono le agenzie di viaggio: il 50 per cento di quelle che hanno richiesto visite guidate chiamano da varie zone della regione (il 30 per cento da Torino e solo il 20 dal resto dItalia). Dati che confermano un sospetto che già si aveva: che cioè per la prima volta si sia riusciti dopo tanti anni, complice la riapertura di un monumento così «centrale» chiuso per 18 anni, a fare confluire sulla città i turisti dal Piemonte. Non avevano potuto fare tanto nemmeno le «grandi mostre», gli eventi espositivi roboanti legati alle Olimpiadi e inseriti nelle rotte turistiche. Si diceva infatti che nei nostri musei fosse più facile incontrare francesi e milanesi che non vercellesi e alessandrini. A Palazzo Madama i francesi ci sono eccome, e anche i lombardi, ma non mancano certo i piemontesi. «Con la riapertura di Palazzo Madama si assiste alla ripresa di un turismo interno della regione verso Torino: un fenomeno che credo abbia riguardato di recente, e forse per motivi non dissimili, legati alla storia del nostro territorio, anche il museo Egizio», dice larchitetto Carlo Viano, che ha coordinato i lavori di recupero di Palazzo Madama. Un senso di affezione, un coinvolgimento, un riappropriarsi di qualcosa che appartiene a una comunità? Ne è convinta Enrica Pagella, direttrice del Museo di Palazzo Madama: «Linteresse dal resto del Piemonte mi pare significativo proprio rispetto alla tipologia delle collezioni di questo museo, che nasce a vocazione regionale. Penso per esempio alla sezione romanica, troviamo pezzi dallAstigiano, dalla Val di Susa e dalle Valle dAosta. Penso al Compianto su Cristo morto, il celebre gruppo scultoreo che proviene dalla Val Vigezzo, o ai dipinti di pittori come Gaudenzio Ferrari e Martino Spanzotti, nati e attivi in diverse aree del Piemonte». Pagella racconta che nei primi 50 anni di vita il Museo di arte antica ha permesso la fruizione del patrimonio artistico regionale, a rischio dispersione quando ancora non esistevano le leggi di tutela: «Nel 1870 fu rubato un capitello dal Santuario di Viatosto, vicino ad Asti. Quindici anni dopo il museo torinese, ignaro della provenienza, lo ha acquistato da un antiquario. Lo stesso è successo con il Paliotto di Courmayeur, comprato dal collezionista che a sua volta lo aveva avuto dal parroco. Tutti pezzi salvati, che oggi non sarebbero più visibili dal pubblico». Tra gli ultimi casi, Pagella cita il duecentesco Cofano appartenuto al cardinale Guala Bicchieri, acquistato in anni recenti dal Museo di Palazzo Madama: «Lo avrebbe voluto la città di Vercelli, dato che da lì proveniva, ma solo noi avevamo la possibilità di comprarlo e di fatto ora è esposto qui». «È vero, i piemontesi arrivano volentieri, soprattutto quelli che ricordano il palazzo e il museo in anni passati, dunque le persone meno giovani, ma non solo - aggiunge Anna La Ferla - Cè molto interesse anche da parte delle scuole». E la mostra sulletà di Alessandro? «Anche lì abbiamo numerose prenotazioni per visite guidate, soprattutto per le classi: ma certo è unaltra cosa. Lesposizione è complessa, attira soprattutto se viene offerta una chiave di lettura. Il palazzo piace comunque e nellinsieme è molto più gettonato. Arrivano richieste per percorsi guidati generali della durata di unora e mezza, privilegiati per esempio dallUniversità della Terza Età, ma anche per itinerari specifici, per intenditori, riguardanti per esempio il settore delle porcellane».