LE IDEE Unoccasione persa per ampliare sia le consapevolezze dei cittadini, sia le conoscenze governative Il noto urbanista Giuseppe Campos Venuti parlava negli anni '90 di una nuova generazione di piani sulla scena ambientale italiana di fine secolo. Raffinatamente coglieva nella necessità del recupero degli insediamenti un impulso verso una organica e integrata azione di pianificazione urbanistica più socialmente efficace. Questa 'terza generazione seguiva diacronicamente la prima, espansiva, arraffina, successiva alla guerra e al cosiddetto boom economico. Seguiva altresì la seconda, dei bisogni sociali, della affannata ricerca di servizi agli abitanti di alienanti piccionaie residenziali. Trasversalmente alla importante intuizione di Campos, tuttavia, è nel frattempo proliferata, tumultuosa e deregolata, una mandria di attività impiantistiche e costruttive di grosso taglio, perlopiù extraurbane, esogene, talora necessarie ma talora inutili e dal grande impatto ambientale. Col beneplacito dello Stato, in nome di un ineffabile «interesse pubblico superiore», le comunità locali hanno spesso subito scelte inappellabili, al di fuori di ogni forma di pianificazione. Non ve nè bisogno, si diceva, perché il territorio saprà adattarsi proficuamente ai vantaggi indotti dalle iniziative. Quanto questo non sia avvenuto è oggi la storia a raccontarlo, implacabile testimone di cattedrali nel deserto, ecomostri, ferite urbanistiche con costi di gran lunga prevalenti sui benefici. Anche impianti indubbiamente necessari finiscono col ricadere nel novero di questi nimbys, travolti dallostile disincanto popolare. Ma nella società dellinformazione calare dallalto decisioni forti trascurando il coinvolgimento informativo delle comunità è un errore epocale. E unoccasione persa per ampliare sia le consapevolezze dei cittadini, sia le conoscenze governative delle istanze locali. Il processo di pianificazione moderno attinge profondamente a questi tradeoff cognitivi, ne sono testimonianza le numerosissime esperienze di pianificazione comunicativa da decenni in atto per esempio in USA - un contesto non certo noto per imporrebloccare localizzazioni impopolari. Basta leggere articoli, saggi, libri di Forester, Susskind, Bacow e tanti altri studiosi di planning per rendersi conto di come siano da decenni operanti processi, metodologie, agenzie per affrontare le nimby situations. È dunque forse giunto il tempo per arricchire larticolazione cronologica Camposiana con una quarta generazione di piani, comunicativi, interattivi, partecipati. Piani dallesito concertato, non scontato per affrontare in modo consapevole e maturo i problemi della TAV in Val di Susa, del raddoppio della base USA a Vicenza, del rigassificatore a Brindisi e Taranto. Che magari problemi non sono fino in fondo, ma possono ineluttabilmente diventarlo se sono antidemocraticamente, ma anche acriticamente e astrategicamente lasciati subire dalle comunità. ingegnere, ricercatore universitario
puglia. Gas e altri ecomostri evitiamo le forzature
Un articolo di giornale discute la necessità di una pianificazione urbanistica più socialmente efficace e partecipativa. Il noto urbanista Giuseppe Campos Venuti aveva parlato negli anni '90 di una "terza generazione" di piani sulla scena ambientale italiana. Tuttavia, in seguito è proliferata una mandria di attività impiantistiche e costruttive di grosso taglio, spesso extraurbane e inutili, che hanno avuto un grande impatto ambientale negativo. Le comunità locali sono spesso state coinvolte in scelte inappellabili senza alcuna pianificazione.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo