Roma LA CITTÀ CHE NON VA Il sito archeologico è visitabile solo su prenotazione. Ma i passanti vi gettano di tutto. La vegetazione cresce. E nessuno pulisce Tra ortiche e malva bottiglie, abiti e scarpe nascondono le rovine detà repubblicana I volontari che si occupano dei 250 gatti: "Solo raramente vengono a spazzare" -------------------------------------------------------------------------------- Cè innanzitutto molta malva e tanta ortica. E poi graminacee a profusione (delizia di chi soffre di allergia), piante di borago officinalis con i caratteristici fiorellini azzurri che ben sintonano con il rosso dei papaveri, il giallo e il bianco delle margherite. Il tutto condito da scarpe vecchie e vestiti luridi, bottiglie, lattine di birra, un ombrello, centinaia e centinaia di cartacce e di cicche. Una stratificazione di natura spontanea e di rifiuti dogni genere occulta le colonne in tufo, il lastricato in travertino, i mosaici pavimentali dei più antichi templi di Roma. E così lArea sacra di Torre Argentina appare trasformata in discarica a cielo aperto, in orto incolto dove si aggirano solo gatti randagi. In attesa che gli uomini dellAma scendano a pulire per conto della Sovrintendenza comunale. La stratificazione di importanti edifici detà repubblicana (il tempio C, il più antico dei quattro che si trovano nellarea, dedicato alla divinità italica di Feronia, è di inizi III secolo avanti Cristo) è nascosta dalla natura e dai rifiuti. Larea archeologica posta sotto il livello della città moderna viene usata come fossa dove liberarsi dei rifiuti da chi transita su via e su largo di Torre Argentina, su via Florida e, soprattutto, su via di San Nicola ai Cesarini (lunica pedonalizzata delle quattro strade che circondano il complesso scavato tra 1926 e 1928), sulle panchine della quale bivaccano giorno e notte uomini e donne ubriachi. «Da quel lato viene giù di tutto: giacche, mutande, reggiseni, bottiglie, una volta è caduto anche un uomo. Abbiamo trovato pure preservativi. Qualche volta puliamo, ma non tocca a noi farlo» racconta uno dei cinque volontari che si occupa della colonia di gatti randagi. Lingresso al "Cat Sanctuary" è allangolo con via Florida. Domenica mattina, mentre decine di persone passeggiavano per ammirare il percorso videosorvegliato, organizzato dal Campidoglio, che dal teatro Marcello porta al Portico dOttavia, nessun visitatore si soffermava sulle bellezze dellArea sacra di Torre Argentina. Le visite ai templi arcaici e al luogo (i resti della Curia di Pompeo) dove il 15 marzo del 44 a. C. fu trucidato Cesare, possono avvenire solo su prenotazione. Ma è difficile pensare che uno storico dellarte o un archeologo possano condurre una visita guidata tra erbacce e rifiuti. Per saperne di più, non restano che i dettagliati pannelli didattici appesi dalla Sovrintendenza sulla balaustra "romana": peccato che i vandali abbiano rovinato i vetri di supporto e graffiato le lastre di perspex della recinzione. Visitatissimo, laltro ieri, era invece il ricovero dei gatti: un locale angusto, posto sotto la strada e occupato abusivamente, dove è possibile comprare un souvenir felino e finanziare così la sussistenza dei 250 mici. «I nostri gatti non sporcano» spiega Daniele Petrucci, che da 11 anni si prende cura della colonia felina, «sono gli "umani" che hanno ridotto larea archeologica più antica di Roma in quella più trascurata». Ma ogni quanto vengono a pulire? «Più o meno ogni due mesi, ma non basta».
la Repubblica
13 Marzo 2007
ROMA.Argentina, una discarica tra i templi. Rifiuti ed erbacce nellArea sacra più antica di Roma
CA
Carlo Alberto Bucci
la Repubblica
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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