La polizia sorprende i dipendenti con le dosi. Il pusher riesce a fuggire. Scatta la denuncia per truffa aggravata Si erano allontanati con le chiavi dellingresso Adesso rischiano di perdere il posto di lavoro -------------------------------------------------------------------------------- È lalba quando la porta carraia del Museo archeologico si apre lentamente sulla strada ancora deserta. Due uomini si muovono in maniera furtiva, ma non sono ladri che entrano per tentare di rubare opere darte. Sono invece custodi notturni che escono dopo aver preso la loro auto parcheggiata allinterno del complesso. Non dovrebbero e non potrebbero: lorario di lavoro è fino alle ore 7.30, sono appena le sei del mattino quando loro si allontanano. Poco dopo vengono scoperti dalla polizia mentre comprano cocaina. Ora si giocano un posto di lavoro garantito da mille euro al mese. Il loro caso finirà infatti sul tavolo del consiglio di disciplina del ministero dei Beni culturali. Rischiano dal trasferimento al licenziamento, oltre alle conseguenze penali di una denuncia per truffa aggravata. Una scoperta che ha sorpreso anche la polizia, al lavoro per tuttaltro genere di vicenda. Domenica mattina cera infatti un servizio di appostamento al quartiere Mercato - zona Case Nuove - per reprimere lo spaccio di droga nel cuore del regno del clan Mazzarella. Regno malsano dove compaiono, allimprovviso, i due custodi del museo. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori del commissariato Vicaria, i due custodi - di 42 e 45 anni - erano in servizio fino alle 7.30 del mattino di domenica con altri sei colleghi (ogni notte ci sono infatti otto custodi allinterno dellarcheologico) per coprire i turni delle ronde che si effettuano nelledificio. Una volta fatta la loro ronda, i due custodi, anziché andare, come previsto dal contratto, a riposare in attesa del turno successivo, sono invece usciti dal museo attraverso lunico accesso possibile: la porta carraia di via Santa Teresa degli Scalzi. Un rapido calcolo: andare a via Padre Ludovico da Casoria (traversa di corso Arnaldo Lucci) comprare la dose e tornare non avrebbe richiesto molto tempo. Venti minuti, mezzora al massimo. In tempo per tornare e timbrare il cartellino duscita. Così uno dei due si veste, laltro preferisce rimanere con la tuta da ginnastica (in pigiama, si leggerà sulla denuncia della polizia). I due aprono la porta carraia, escono con lauto come da un qualsiasi garage di privata abitazione, si allontanano portandosi le chiavi. Raggiungono il pusher e comprano la dose finendo nel bel mezzo di una operazione antidroga. Compare la polizia, il pusher è più svelto e scappa. I due custodi restano intontiti con la dose di cocaina in mano. Scoperti, segnalati alla prefettura con letichetta di "assuntori di stupefacenti". Solo che poi si scopre il resto. Nome, cognome, occupazione. E loro si giustificano: «Eravamo solo usciti per fare un bancomat». Ma lei esce in pigiama? «No, è che sono di turno al museo con il mio collega». Ma che turno? «Siamo custodi di notte al museo archeologico». Deduzione inevitabile: probabilmente i due dipendenti sarebbero subito ritornati sul posto di lavoro, avrebbero aperto la porta carraia con le chiavi che si erano portati dietro e avrebbero assunto la cocaina durante il turno di lavoro. Forse nessuno li avrebbe mai scoperti, ma è stata la scappatella ad inchiodarli: truffa aggravata ai danni dello Stato. Avrebbero dovuto essere in servizio fino alle ore 7.30, sono usciti alle 6 senza dire niente a nessuno. Assenteismo, in pratica, per comprare cocaina.