Doveva essere la priorità del centrosinistra, il suo fiore all'occhiello. In campagna elettorale Prodi C. hanno denunciato spesso e volentieri il ruolo di «cenerentola» riservato dal governo Berlusconi alla cultura. Negli anni precedenti, comici e scrittori con o senza premio Nobel erano scesi agguerriti in piazza per protestare contro i tagli del crudele Tremonti, insensibile alle arti e allo spettacolo. Avevano organizzato manifestazioni e cortei, inventato slogan, firmato appelli. Mobilitazione generale. Dopo il voto, il nuovo ministro per i Beni culturali, Francesco Rutelli, era stato accolto con un sospiro di sollievo: ecco la svolta tanto attesa. Lui aveva subito messo le cose in chiaro. La situazione è difficile. I conti non tornano. C'è molto da fare. Ma «con il nuovo governo, la cultura italiana sarà in prima fila nel proposito di riscatto della nostra nazione» (23 maggio 2006). Padoa Schiop-pa, aveva promesso Rutelli, non sarà insensibile al tema: «Dobbiamo avere ben chiaro che il pilastro fondamentale per i beni culturali restano le risorse pubbliche» perché «un Paese che non da fondi alla cultura è un Paese che si suicida» (15 giugno 2006). In Commissione cultura, alla Camera, aveva ricordato che non si può «prescindere dalla tutela e dalla salvaguardia» del nostro patrimonio e aveva invitato a guardare con un occhio di riguardo «all'Archivio di Stato, così come ai grandi archivi del territorio e le grandi biblioteche». Il sospetto che il progetto di rilancio in grande stile fosse un po' velleitario era venuto anche a lui, e tutto sommato l'aveva anche ammesso: «II governo si trova davanti traguardi molto difficili dal punto di vista della disponibilità di risorse» (15 giugno 2006). Rutelli era comunque convinto che l'esecutivo fosse ormai pronto « a voltare pagina». (21 giugno 2006). Il «cambiamento di rotta», lasciava intendere il ministro, era ormai imminente (7 luglio 2006). Poi è arrivata la finanziaria e la musica è cambiata. Già nell'estate 2006, come abbiamo scritto su queste pagine, archivi e biblioteche nazionali si sono trovate in difficoltà: personale insufficiente per garantire gli orari di apertura canonici, budget per l'anno successivo non pervenuto, fosche previsioni per il futuro immediato. Difficile conciliare il rilancio con un colpo d'accetta da milioni di euro, e a poco sono serviti gli accorati appelli di Rutelli al collega Padoa Schioppa. La faccio breve: Prodi prosegue sulla strada di (quasi) tutti i suoi predecessori e taglia, taglia, taglia. Ieri il quotidiano "Italia oggi", nella rubrica "Indiscreto" ha pubblicato in anteprima alcuni dati della relazione del ministro dei Beni culturali alla Commissione cultura della Camera. E a quanto pare sono arrivate le mazzate per enti, istituti, associazioni e fondazioni: il taglio è del 13 per cento, pari a 4 milioni di euro in meno. Premiata la società di cultura "La Biennale di Venezia" che si aggiudica 6,5 dei 26 milioni a disposizione. Brutto colpo per il Centro Internazionale di studi per la conservazione e il restauro, cui sono destinati 88 mila euro. Sforbiciata del 13 per cento anche per i comitati nazionali. Si salvano quello per il centenario della nascita di Giovannino Guareschi e pochi altri. Rutelli indubbiamente ha ereditato una situazione difficile: la stranezza non è nel colpo di mannaia (scontato) ma nel fatto che il palese tradimento delle promesse elettorali sia passato inosservato fra chi, fino a un paio di anni fa, era pronto a rilasciare dichiarazioni roboanti e indignate contro il centrodestra. Nell'ottobre 2005, la Marcia dei Vip attraversò Roma. Si protestava contro la riduzione del Fondo Unico per lo Spettacolo. C'erano Mario Monicelli, Massimo Ghini, Michele Placido, i fratelli Guzzanti, Alessandro Haber, Leo Gullotta, Valerio Mastandrea e molti altri. Padrone di casa, Gugliemo Epifani, leader della Cgil. A Roberto Benigni, vera star dell'evento, finirono riservati applausi commossi. Senza contare le dichiarazioni infuocate di Mariangela Melato: «lo spettacolo italiano è stato condannato a morte»; Bernardo Bertolucci: «temo che dietro ci sia un disegno preciso, impedire al cinema italiano di parlare del nostro Paese»; Gigi Proietti: «Berlusconi tiene in pessima considerazione tutto ciò che è inutile ossia non grezzamente produttivo»; e Dario Fo: «di un popolo ottuso non ci si può fidare e prima o poi la paghi La cultura è intelligenza e un popolo stupido distrugge la patria». Compagni, dove siete finiti? La cultura ha ancora bisogno di voi.
Rutelli taglia i fondi a enti e istituti. Ma questa volta artisti e comici tacciono
Il governo di Prodi ha promesso di rilanciare la cultura italiana, ma la finanziaria ha portato a tagli significativi. Il ministro dei Beni culturali, Francesco Rutelli, ha denunciato la difficoltà della situazione e ha invitato a guardare con un occhio di riguardo all'Archivio di Stato e alle grandi biblioteche. Tuttavia, la finanziaria ha portato a tagli del 13% per enti, istituti, associazioni e fondazioni, con una perdita di 4 milioni di euro. La società di cultura "La Biennale di Venezia" si è aggiudicata 6,5 dei 26 milioni a disposizione, mentre il Centro Internazionale di studi per la conservazione e il restauro ha ricevuto solo 88 mila euro.
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