IL PRIMO MARZO scorso il Ministro Francesco Rutelli ha insediato al Collegio Romano il Consiglio Superiore per i Beni Culturali e Paesaggistici. Si è trattato di un atto politico importante che merita attenzione. Il Consiglio Superiore, secondo il nuovo regolamento di recente modificato, ha compiti di alta vigilanza, di consulenza e di proposta sulle politiche e sul governo del Patrimonio. Lo compongono i presidenti dei comitati tecnico-scientifici, i rappresentanti delle organizzazioni sindacali, personalità della cultura di nomina ministeriale. Fra gli altri chi scrive con Salvatore Settis, Cesare De Seta, Andrea Emiliani, Andreina Ricci. Alla presidenza è stato designato Settis. È INTENZIONE del Ministro rendere fin da subito operativo un organismo che è stato in letargo per troppo tempo e che potrebbe svolgere, in effetti, un ruolo di rilievo nel delicato momento storico attuale. Le questioni sul tappeto sono numerose e complesse: dalla archeologia preventiva all'albo dei restauratori, dalle attività degli istituti italiani all'estero, al potenziamento numerico e qualitativo del funzionariato tecnico-scientifico, ai rapporti difficili e tendenzialmente conflittuali fra Stato e Regioni a seguito della sciagurata riforma del titolo quinto della Costituzione. PIÙ IMPORTANTE di tutte è la questione del paesaggio. Francesco Rutelli (questa è la novità più importante e più consolante del suo intervento) intende riservare alla disciplina del territorio e alla tutela del paesaggio o -per meglio dire - di ciò che resta del paesaggio italiano, attenzione costante e speciale. Occorre che ci rendiamo conto (questo il senso dell'intervento del Ministro) che negli ultimi cinquanta anni questo paese ha manomesso e in buona parte distrutto e devastato il paesaggio, il più importante dei nostri beni culturali. Abbiamo saputo restaurare in modo quasi sempre ammirevole dipinti e sculture, abbiamo preservato in maniera passabile i centri storici ma abbiamo lasciato che insipienza e speculazione passassero come un erpice sul territorio. GENERAZIONI di colti viaggiatori, di intellettuali, di poeti, venivano da noi perché affascinati dal Giardino d'Europa, dal paese dove «fioriscono i limoni». Certo, ci venivano anche per Raffaello e per Michelangelo, per i templi di Paestum e per le pitture di Pompei, per l'Arena di Verona e per i Fori Romani. Ma era il paesaggio, il mirabile paesaggio italiano, destinato a far da cornice ai capolavori d'arte e di storia più celebrati del mondo, il vero oggetto del desiderio. Quanto meno il paesaggio italiano era considerato il moltiplicatore emotivo della suggestione storico artistica, nel senso che quest'ultima riceveva dalla cornice paesistica una specie di eroica e romantica amplificazione. OGGI - dobbiamo prenderne atto e il Ministro lo ha fatto con apprezzabile consapevolezza - l'equilibrio mirabile fra Arte e Natura che faceva il nostro Paese unico e invidiato nel mondo non esiste più o, quando esiste, sopravvive per segmenti disarticolati. È necessaria una radicale inversione di tendenza. Difendere i musei, i centri storici e le singole opere d'arte è certo importante ma serve a poco se non ci preoccupiamo di difendere, con uguale determinazione, l'ambiente che ospita il patrimonio artistico e monumentale. Questo è il mandato "politico" prioritario che il Ministro Rutelli ha consegnato al suo Consiglio Superiore.
La difesa dei beni? Non solo centri storici
Il Ministro Francesco Rutelli ha insediato al Collegio Romano il Consiglio Superiore per i Beni Culturali e Paesaggistici. Il Consiglio ha compiti di alta vigilanza, consulenza e proposta sulle politiche del Patrimonio. Il Ministro ha espresso l'intenzione di rendere operativo un organismo che è stato in letargo per troppo tempo e di dare attenzione speciale alla disciplina del territorio e alla tutela del paesaggio. Il Ministro ha sottolineato l'importanza di proteggere il paesaggio italiano, che è stato devastato e devastato negli ultimi cinquanta anni. Ha anche sottolineato l'importanza di difendere non solo i musei e i centri storici, ma anche l'ambiente che ospita il patrimonio artistico e monumentale.
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