L'applauso di Caporello Dura e cattolica, la critica al Piano per Mantova di Salvatore Settis piomba come un meteorite nella Sala degli Arazzi della curia vescovile. L'ovattata cerimonia di consegna dei Premi Canneti è una funzione culturale dentro il palazzo ecclesiastico. Il presidente della Fondazione Carlo Alberini dice che il Piano Settis ignora Chiesa e chiese «come se la spiritualità stesse nel paesaggio, nei laghi e nei campi». Il vescovo gli è accanto. Ascolta, e alla fine applaude il discorso, nella sua interezza. Ragionamenti, pensamenti, contributi, critiche e confronti sul Piano - che il sindaco Fiorenza Brioni ha commissionato a Salvatore Settis -non finiscono mai. Arrivano al giornale, giungono in e mail al direttore della Normale di Pisa, che è anche presidente del consiglio superiore dei beni culturali e da qualche giorno componente dell'European Research Council. Vanno e vengono, così tanti che ne fa menzione "L'Espresso" uscito venerdì, nel servizio "Un Salvatore per Mantova". Critiche e confronti sul Piano spuntano anche nei momenti più imprevedibili. Carlo Alberini, 59 anni, è presidente della Fondazione Canneti e consigliere per gli affari economici della diocesi. Il commercialista cattolico, molto impegnato nel sociale e professionalmente per enti e istituzioni pubbliche, guida l'organizzazione filantropica su delega vescovile. Le note sulla storia dei Canneti, l'attività della Fondazione e il suo affetto per essa, d'accordo. Ma la presa di posizione a sorpresa sul Piano Settis è farina del sacco di Alberini? A fine cerimonia, in un angolo della sala, fra il busto di Wojtyla e l'organo elettrico del vescovo Egidio Caporello, il presidente-commercialista risponde che è proprio un'idea sua: «Settis dice di rivolgersi ai cittadini. E io che sono un cittadino, cattolico, rispondo. Settis ha raccontato di aver visto le ciminiere della zona industriale e chiesto agli amministratori che cosa intendono fare. Io domando a Settis se ha notato dallo stesso ponte di San Giorgio i campanili del duomo, di Santa Barbara, di Sant'Andrea. Mi pare di no». La critica al Progetto (la presentazione pubblica con distribuzione delle copie è stata il 23 gennaio) è capitata nel discorso di benvenuto di Alberini come "una annotazione finale". Un posizionamento strategico in un ambiente ragguardevole per significati e rimbalzi. «Nella lettura del Progetto non si rileva alcun collegamento con la tradizione cristiana che ha fortemente segnato la storia di Mantova e altrettanto dolorosa è la mancata considerazione del possibile ruolo di riservare nel progetto a quel prezioso tessuto monumentale e storico che le nostre chiese rappresentano». Il presidente della Fondazione ha continuato: «Né nell'elenco dei monumenti, né in quello delle istituzioni e associazioni culturali si fa cenno alla presenza di Mantova della Chiesa». Le domande che ha posto il presidente: «La Chiesa mantovana non esprime cultura? L'ambiente, più volte citato (i laghi, le campagne) favorisce la ricerca di spiritualità? Le chiese (Sant'Andrea, il duomo, Santa Barbara) e i fedeli (ma anche i non credenti che le frequentano) non esprimono una componente importante per la valutazione della complessità culturale di Mantova?». L'affondo di Canneti è ad alto dosaggio confessionale e potrebbe trovare una risposta nell'osservazione che avevamo raccolto alla Normale di Pisa dallo stesso Settis, tre settimane, quando ci tenne a liquidare l'equivoco «che vuole attribuirmi la stesura di un breviario che si occupasse d'ogni cosa». E sulle critiche il direttore della Normale aveva dichiarato: «Succede quello chi mi aspettavo. Infatti, il peggio che può succedere è che un lavoro del genere cada nel vuoto». E poi: «Uno che fa ricerca deve mettere in conto percentuali di errore, lo dicono anche i miei amici fisici. E poi l'autorevolezza è uno dei fattori di invecchiamento più attivi». Un intervento confessionale, quello di Alberini, così appassionato da concludersi così: «La mia speranza è che si possa costruire una risposta-proposta di collaborazione cristiana al Progetto del professor Settis, poiché il rischio che si corre è di rendere irrilevante una buona parte della storia di Mantova e del suo patrimonio». Un intervento ispirato, quello di Alberini? Il presidente della Fondazione Canneti nega: «È il frutto di un mio ragionamento ed esce dalla mia penna». E il vescovo? Caporello scende lo scalone del Palazzo con i giovani vincitori, riflette, e replica: «Non sono abituato a ispirare i discorsi dei presidenti. Ho ascoltato la relazione di Alberini, precisa e composta, e ho goduto. Ho applaudito tutto il discorso e anche quell'inserimento finale. Mi sono trovato a mio agio». Parola di vescovo che conferma di non aver ricevuto dal municipio la copia del progetto per Mantova. Parole di elogio anche per gli interventi del direttore dell'Archivio di Stato Daniela Ferrari e di Giuseppe Papa-gno, docente di storia contemporanea all'Università di Parma. Il professore, raccogliendo la critica di Alberini sull'assenza delle chiese-museo nel Piano Settis, ha ordito una piccola lezione sui luoghi di culto e la memoria: «Che non è un fatto mentale, ma incardinato nelle cose. I luoghi della fede sono i fondali dell'umanità».
MANTOVA. Alberini della Fondazione Canneti critica il Piano Settis.
Il presidente della Fondazione Canneti, Carlo Alberini, ha criticato il Piano per Mantova di Salvatore Settis, definendolo "ignorante della spiritualità" e "dolorosa" per la mancata considerazione del patrimonio storico e culturale della città. Alberini ha anche chiesto se la Chiesa mantovana non esprima cultura e se le chiese e i fedeli non abbiano una componente importante per la valutazione della complessità culturale di Mantova. Il direttore della Normale di Pisa, che è anche presidente del consiglio superiore dei beni culturali, ha risposto che il Piano Settis è "un'idea sua" e che Alberini ha "un'idea sua" di criticarlo.
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