La giunta è divisa sulla scelta di mantenere o rimuovere la terrazza di Bagnoli formata dai detriti dellex acciaieria Il sindaco frena il suo vice: "No ai colpi di spot" Le Assise di Palazzo Marigliano chiedono le dimissioni del vicesindaco Tino Santangelo dopo le sue dichiarazioni sulla colmata di Bagnoli. «Da cittadino napoletano dico - aveva affermato - che la colmata ex Italsider deve restare dovè, perché una terrazza sul mare di tale bellezza non ce lha nessuna città al mondo ed è un peccato che venga rimossa». Dichiarazione particolarmente grave, secondo le Assise, perché il vicesindaco deplora e contesta le decisioni assunte dallo stesso Consiglio comunale e più recentemente anche quelle del ministro dellAmbiente, Pecoraro Scanio, che sostiene lipotesi di portare i materiali inquinanti a Piombino. Grave sul piano della correttezza amministrativa e politica, insistono le Assise, in quanto Santangelo «dovrebbe essere il garante dellattuazione del Piano regolatore. A questo punto dovrebbe comprendere che la sua posizione non è compatibile con la sua carica. Si dimetta, dunque», esortano, «tenendo anche conto che non è stato eletto al Comune dai cittadini napoletani». Posizioni contrastanti con quelle dello stesso sindaco Iervolino che ieri non ha perso tempo e ha frenato Santangelo. «Lasciatemi dire una cosa su Bagnoli - ha detto il sindaco nel corso del congresso della Margherita a Città della Scienza - vorrei proprio pregare di non aizzare più polemiche sul tema. Ci sono ormai progetti che sono partiti e che vanno governati, senza strattoni alimentati dalla stampa. Dico a tutti che il confronto va fatto nelle istituzioni, non a colpi di spot sui giornali». Bellissima terrazza a mare o un milione e 200 mila metri cubi di sedimenti tossici dellex acciaieria, che impediscono il recupero della linea di costa e della spiaggia? Scontro a Palazzo San Giacomo ma anche al ministero dellAmbiente, allAuthority portuale, al commissariato per le bonifiche della Regione. Più di dieci anni di polemiche, la città divisa in due blocchi trasversali. Il sindaco Rosa Russo Iervolino ribadiva che «per Bagnoli bisogna spegnere le polemiche e attuare i piani di disinquinamento già approvati». Francesco Nerli, presidente del porto, giudica valido laccordo del 2003 per il riutilizzo della colmata nella Darsena di Levante. Le Assise hanno ricordato che Santangelo nel mese scorso aveva detto di voler sollecitare unaltra relazione tecnico-scientifica. «Il vicesindaco tratta Bagnoli come una collezione di gouaches» affermano Donatone, Francesco de Notaris, Nicola Capone, Francesco Iannello e Luigi De Falco. Sulla polemica interviene il deputato Marcello Taglialatela, componente della commissione parlamentare Bilancio e coordinatore cittadino di Alleanza Nazionale. «Il vicesindaco Santangelo prende finalmente atto della realtà di Bagnoli e ci dà ampiamente ragione sulla questione della colmata e sulla scelta negativa intrapresa dal centrosinistra di rimuoverla. La rimozione peraltro - aggiunge Taglialatela - richiede tempi lunghi e allungherà inevitabilmente quelli per il definitivo rilancio e sviluppo dellarea di Bagnoli». ---------------------------- IL CONFRONTO Rimuoverla è velleitario e frutto solo dellideologia Circa due anni fa, in unintervista a "Repubblica" (18 febbraio 2005) fui tra i primi a sollevare dubbi sullopportunità di rimuovere la colmata a Bagnoli. Proposi di valutare di trasformare quellinforme massa di terriccio in un gradevole giardino sul mare, applicando collaudate tecniche biologiche di disinquinamento dei detriti, mediante adeguate essenze arboree. Mi fu obbiettato che le mie erano osservazioni tardive, avendo il Consiglio comunale già deliberato di procedere a un immediato sgombero di quellingente massa di detriti dellex Italsider al fine di ripristinare la naturale linea di costa. Per il rispetto che nutro verso le istituzioni, preferii non insistere sulla mia proposta. Daltronde il mio voleva essere solo un contributo teso a favorire la rapida e piena attuazione dellobbiettivo primario del piano, vale a dire la realizzazione del grande parco sul sedime delle fabbriche dismesse. Lostinazione polemica avrebbe allora potuto dare adito al sospetto di volere alimentare una strumentale controversia per rallentare i lavori. Sta di fatto però che la colmata è ancora lì. Ed è divenuta anzi il pomo della discordia tra tecnici e politici che remano sulla stessa barca. Sperando dunque di non fomentare dissidi, provo a riproporre in estrema sintesi le mie considerazioni. Innanzitutto, se valutata nei termini del rapporto tra costi e benefici, la rimozione della colmata appare con tutta evidenza unopera ciclopica, per non dire velleitaria. Rimuovere circa 220 metri quadrati (tralasciando la disputa sui mezzi di trasporto e scartando per ovvie ragioni i camion) comporta una spesa già di per sé ingente, alla quale va aggiunto il costo dellimmissione di una notevole quantità di sabbia nuova per ridare una forma plausibile alla spiaggia da ripristinare. Si sa che il fine giustifica i mezzi. Ma, in questo caso, cè da chiedersi che cosa giustifica il fine.