Noi, predoni della storia per una manciata di euro Un tombarolo svela i retroscena della sua attività La testimonianza: "È vero trafughiamo reperti, ma a fare gli affari veri sono i ricettatori" Le aree dove scavare si cercano di giorno, di notte ci si torna per mettersi allopera: "Una volta ho trovato gioielli antichissimi" "Faccio questa vita da quando ero bambino, ma non sono mai riuscito a diventare ricco. Le ville se le sono fatte i mercanti" Io sulle tombe ci sono nato. E non serve molto altro a capire Tonino, creatura della notte. Cammina leggero e avverte: «Qui sotto ci stanno intere città, ci stanno i nostri antenati». Padri dei padri e lui, «figlio di un cercatore» o direbbero i più di un tombarolo. Famigerata tradizione di famiglia quella di scavare «zappa, zappone e fatica» e cavare dalla terra profanata «quello che serve per mangiare». "Professione" tombarolo nellarea archeologica di Brindisi, generosa perché greca, romana e medievale. Tombarolo da bambino, perché i più piccoli servivano a essere calati nella sepoltura e dire ai grandi, sopra, quello che vedevano. «I bambini o i nani, si usavano». Testimone Tonino di un mestiere mutato nel tempo e che adesso «è difficile fare perché con i telefonini ti beccano subito». Ma che viene da lontano, dagli stessi romani che trafugavano le tombe dei greci, proprio qui dove adesso cammina. Una volta è capitato anche a lui di arrivare a una tomba già visitata da qualche "collega" di duemila anni fa. «I romani erano grandi tombaroli. Ma, presi i pezzi doro, ci avevano lasciato crateri e monete che per loro non valevano niente ma per noi...». Tonino allopera, nel cuore della notte «con altri due o tre». Il giorno gli permette di individuare il posto giusto. Gli indizi sono una zona con grande incidenza di ritrovamenti, lerba che non cresce molto alta «perché cè il vuoto sotto», cocci, pezzi fittili e «immondizie» ovvero resti di frutti di mare «perché i romani ne andavano pazzi». Constatata la fratellanza di usi e costumi si procede. Per Tonino con la palina, una specie di bastone di ferro con un manico che la fa girare a mano, una trivella rudimentale con una punta capace di raccogliere campioni di terra. Si bagna il terreno indiziato con delle lattine e si va a "palinare" per un metro, un metro e mezzo circa. Fino a quando il tonfo annuncia la tomba. Si ripete loperazione fino a disegnarne il perimetro «ma deve stare allo stesso livello altrimenti non è tomba». La punta della palina permette una prima valutazione, a questi archeologi empirici, dei materiali. «È di tre tipi: tufo se medievale, pietra mazzara se messapica o pietra viva se è greca». In questultimo caso la notte promette bene. «Scavo per un metro, un metro mezzo. Poi, mi fumo una bella sigaretta perché il lavoro è pesante. Arrivo alla lastra e con il piede di porco la scardino». Dentro cè la storia e ci sono le storie. «Una volta ho trovato la tomba romana di una ragazza con orecchini doro e un anellino. Al collo aveva una collana blu di pasta vitrea. Una meraviglia. Lho data via quella notte stessa ma, dopo tanti anni, ci penso ancora». Non va sempre bene. «Devi essere fortunato a trovare un atleta che ha vinto loro, un ricco signore o i suoi figli. Altrimenti è scarso, utensili legati al suo lavoro e oboli per pagare il passaggio nellaldilà a Caronte». Tonino fai un lavoro illegale. Alza le sopracciglia e si raccomanda «non mettere il nome e poi non sono io il venale in tutto questo. Io guadagno qualche centinaio di euro quando va bene. Sono quelli che neanche ci guardano in faccia e fanno il prezzo che vendono lontano ai ricchi, in Svizzera, in Germania, negli Stati Uniti. Loro si sono fatti le ville». Eppure proprio un suo amico è autore della agognata «acchiatura». Realizzata un giorno mentre faceva un giro con il cercametalli (camminando in un campo "ricco", Tonino indica i segni del passaggio di qualche "collega". Si vedono cerchi come piccole astronavi). «Per fare il colpo devi pazientare per ventanni e un minuto». Così fu quella volta e il metal detector impazzì fino a portare alla luce un pentolone pieno di monete doro e dargento del breve regno dellimperatore Pertinace, molto rare come quelle di Nerone dopo la damnatio memoriae. "Cinque scatole di scarpe piene, una fortuna che non capita a tutti perché ti ci puoi fare la casa. Ma devi essere destinato. Il mio destino è di essere un tramite, porto alla luce la bellezza». Un tramite che insieme a tanti altri (e, spesso, insieme allincuria), dal Nord al Sud, della Puglia impoverisce il nostro straordinario patrimonio artistico. Tonino, qualche mese fa, messi da parte un po di soldi - non augustali, non dupondi ma vilissimi euro - ha portato sua moglie a un museo, a Roma. Volevo fargli vedere la statua del guerriero bizantino alta due metri che scavai vicino un casolare, tanti anni fa. «Vedi quella lho trovata io, le ho detto. Mi sono emozionato».