Lantico palazzo nel 72 era un groviglio per le varie forme dutilizzo adottate nei secoli Un confronto acceso su soluzioni ardite che oggi non sembra più possibile Fu accantonata lipotesi di completare la terza elevazione -------------------------------------------------------------------------------- Nel 1972, chiamato da Roberto Calandra come consulente del restauro dello Steri, che lUniversità aveva infine ottenuto dalla Soprintendenza, Carlo Scarpa accarezzò per un momento lidea di potere portare a compimento la terza elevazione delledificio, lasciata incompiuta al momento del crollo politico dei Chiaramonte nel 1392, per ristabilire lideale di geometria prismatica intaccato da quel livello lasciato a metà. Comera ovvio Calandra lo dissuase in nome della lettura rispettosa della vicenda storica; ma lepisodio è almeno sintomatico di un clima culturale e di un dibattito in cui il rapporto tra antico e contemporaneo, e la possibilità di utilizzare il linguaggio dellarchitettura moderna quale chiave di accesso e di interpretazione rispetto al testo dellarchitettura del passato, non soffriva di quella rigidità schizofrenica che invece sembra dominare oggi. E se Scarpa probabilmente si convinse della inopportunità del completamento, rimase invece meravigliato quando gli furono bocciate linvenzione di un percorso sopraelevato che permettesse al visitatore di leggere la spazialità complessiva della Sala Terrana (detta anche Sala delle Armi, al piano terra) e dei veli dacqua che nel cortile liberato dalle superfetazioni dovevano recuperare la memoria della tradizione medievale islamica. Aldilà della filologia, una lettura raffinatissima che riprendeva quellidea del giardino chiuso che larchitetto veneziano aveva messo in opera nella sua città natale un decennio prima, nel giardino della Fondazione Querini Stampalia. Queste e altre notizie si trovano ora nel volume curato da Antonietta Iolanda Lima "Lo Steri nel Secondo Novecento. Dagli studi di Giuseppe Spatrisano al progetto di Roberto Calandra con la consulenza di Carlo Scarpa" (Dario Flaccovio editore, pagine 376, 38 euro, presentazione martedì alle 16,30 allo Steri), pubblicato a ridosso della doppia ricorrenza (2006) del centenario della nascita di Scarpa e dei novanta anni compiuti da Calandra. Una ricerca ricchissima di materiale documentario e iconografico che pubblica per la prima volta, insieme alle foto depoca che raccontano la vicenda di un recupero lungo quasi un secolo, gli schizzi, i disegni e i progetti della decisiva fase finale del restauro (dal 1972 al 1998) in cui il colloquio continuo tra Calandra e Scarpa si traduce in una messa a fuoco di invenzioni e soluzioni progettuali capaci di inquadrare una problematica ardua, a tratti inestricabile anche se affrontata con le regole di quella Carta del restauro promulgata in quello stesso 1972. Lantica residenza dei Chiaramonte si presentava infatti come un palinsesto talmente complicato da sembrare predisposto come una sfida alla metodologia del restauro moderno: non soltanto per le diverse destinazioni nel corso dei secoli (edificio nobiliare, sede regia e viceregia, dogana, tribunale dellinquisizione, ufficio amministrativo del regno borbonico, nuovamente tribunale, e quindi, nella prospettiva del recupero edilizio, destinato a sede del Rettorato) e le conseguenti modifiche e manomissioni, ma anche per lintreccio con le altre fabbriche limitrofe che vengono in alcuni casi addossate e inglobate nel sistema dei percorsi e degli spazi, e per la difficoltà oggettiva di stabilire con sicurezza quale testimonianza privilegiare in occasione di scelte drammatiche. Per tutte, quella che si pose tra conservare le celle dellinquisizione ricavate nella Sala Terrana o ripristinare lantico invaso spaziale magnificamente ritmato dalle arcate e delle colonne. Prevalse questultima opzione, dopo un dibattito acceso, e di alto livello, che metteva in luce le antinomie dei precetti teorici del restauro. Quale sia stata la portata dellintervento diretto da Calandra al momento del passaggio di consegna dalla contestatissima direzione della Soprintendenza, alla fine degli anni Sessanta, risulta chiaro dalle fotografie dello stato del cantiere prima della fase finale del restauro: con le arcate del cortile e del loggiato occluse, il guazzabuglio di livelli di calpestio, i maldestri tentativi di ripristino in stile, luso non controllato di tecniche moderne di consolidamento. Nelle sue cortine murarie, nei suoi ambienti, nei prospetti, lo Steri recava impresse le operazioni che nel volgere di decenni avevano cercato di recuperarne laspetto originario, spesso contraddicendosi a vicenda e accumulando scelte divergenti. E quale sia stato, di contro, il paziente lavoro di indagine filologica (con la riscoperta e la messa a vista della scala cinquecentesca che collegava Palazzo Steri allattiguo Palazzo Abatellis, da non confondersi con quello sede della Galleria regionale), di ricucitura, di dialogo tra tempi ed esigenze necessariamente diversi. Sino ad alcuni dettagli calibratissimi come la soluzione a grigliato che Calandra adotta in omaggio a Scarpa, scomparso in un incidente nel 78, a sigillo di una collaborazione e di una amicizia nata ai tempi dellallestimento della mostra di Antonello da Messina nella città dello Stretto, nel 1953. Di fronte al panorama attuale che spesso affronta in posizione di difesa il nodo difficile tra conservazione, restauro e riuso, il sospetto è che operazioni come quelle condotte su Palazzo Abatellis (ad opera di Scarpa) e Palazzo Steri oggi non sarebbero più possibili.
Palermo - Calandra e Scarpa per il restauro dello Steri.
Il palazzo Steri, residenza dei Chiaramonte, è stato oggetto di un lungo e complesso processo di restauro. Nel 1972, Carlo Scarpa e Roberto Calandra hanno iniziato a lavorare insieme per recuperare l'aspetto originario del palazzo. Tuttavia, la loro collaborazione è stata interrotta e il progetto è stato abbandonato. Nel 1998, il restauro è stato completato grazie a un lavoro di indagine filologica e di ricucitura. Il volume "Lo Steri nel Secondo Novecento" racconta la storia del restauro del palazzo e presenta documenti e immagini del processo. Il volume è stato pubblicato a ridosso della doppia ricorrenza del centenario della nascita di Scarpa e dei novanta anni compiuti da Calandra.
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