Dopo di lui un diluvio chiamato bando. Come dire che le dimissioni dell'architetto Costantino Toniolo, ex sindaco di Caldogno e attuale presidente di Vi-Abilità, da direttore dell'Istituto delle Ville Venete "incaricato" nemmeno un anno fa, ha causato un piccolo cataclisma a Venezia. Dove, per sostituire questo solido "imprenditore culturale" dalle mille idee e dalle formidabili capacità relazionali, si ricorre a un pubblico concorso, con tutte le lungaggini che questo può comportare. Architetto Toniolo, il suo riserbo sui reali motivi delle dimissioni fa pensare a un qualche caso di incompatibilità personale, riscontrato dalle parti della Regione, dove per altro la grande stima che ripone in lei il presidente Galan appare inalterata. «I sei mesi di direzione dell'istituto mi hanno fatto capire che per cinque anni avrei dovuto affrontare un incarico totalizzante, senza avere certezze sugli obbiettivi raggiungibili». Ciò fa pensare a ostacoli che non poteva prevedere «Tenevo a quell'incarico, al punto da farmi spontaneamente dimettere da amministratore delegato di Vi-Abilità, questa società che si occupa delle strade della provincia di cui ora tengo solo la presidenza, e da consigliere del Centro internazionale di studi sull'architettura. Quando ho fatto i conti con una realtà diversa, mi sono detto che non valeva la pena rinunciare a una presenza sul territorio per me così importante». Ciò significa anche le elezioni provinciali. «Non nascondo di puntare a un posto da consigliere di Forza Italia nelle liste che dovrebbero appoggiare il candidato della Lega. Se poi posso auspicare un futuro ambito di interesse, la cultura è senz'altro ai primi posti». In campo metterà sicuramente quanto fatto a Caldogno nei dieci anni trascorsi da sindaco, nonché adesso, da vice di Marcello Vezzaro. «Molto ruota attorno a villa Caldogno. Quando sono diventato sindaco era un corpo estraneo. Ho passato l'infanzia e l'adolescenza guardando ogni giorno al suo abbandono come a un qualcosa a cui si doveva rimediare. Bisognava riportarla al centro del paese: come monumento, e come risorsa». Adesso villa Caldogno, con annesso parco urbano di 140mila metri quadri, ha riaperto le porte al pubblico, diventando laboratorio permanente di mostre, eventi, e imprese culturali come il C4. «Mentirei se dicessi che non è stata una lunga, a volte durissima, battaglia, costata otto milioni e mezzo di euro, di cui due spesi dal Comune. Il primo passo è stato convincere una giunta intera che investire in cultura non era un optional, ma un'opportunità di crescita. Poi, la Soprintendenza: dialogo indispensabile ma anche faticoso. Tante cose abbiamo dovuto sudarcele, come la collocazione della Biblioteca comunale nel seminterrato, dove la Soprintendenza premeva per creare un museo che pochi avrebbero visitato. Lo stesso vale per lo scavo con cui siamo riusciti a riportare alla luce la pescheria, o l'affidamento delle barchesse a un architetto della fama di Umberto Riva». La villa è tuttora un progetto in divenire, che lei segue da vicesindaco e assessore alla cultura. «Ma, mi preme precisarlo, nell'assoluto rispetto dei ruoli. L'attuale sindaco di Caldogno si chiama Marcello Vezzaro, e io non sono certo lì per fargli ombra, come succede con Gentilini e Gobbo a Treviso. Detto questo, non posso che esprimere tutta la personale soddisfazione di trovarmi ancora al servizio del territorio». Il prossimo obbiettivo si chiama bunker «Era vitale collegare alla villa questo vicino sotterraneo di 700 metri quadrati, utilizzato durante la guerra come rifugio dai bombardamenti. Ora che il progetto ha avuto il suo finanziamento, con 450mila euro del Comune e 450 della Regione, possiamo pensare a un'apertura al pubblico entro l'anno». Con quale iniziativa? «La mostra degli scatti realizzati, nell'ambito del C4, da quattro grandi fotografi: Olivo Barbieri, Francesco Jodice, Armin Linke, Luca Pancrazzi». C4 sta per? «Per le quattro c di Centro per la cultura contemporanea di Caldogno». E in concreto cosa significa? «Il superamento di quel concetto statico di cultura che si limita alle mostre. Iniziative meritevoli, ma anche tremendamente costose in termini di soldi e fatiche, senza poi assistere ad automatici ritorni, anzi... C4 agisce come fulcro sul territorio, lanciando iniziative e coinvolgendo istituzioni e privati non più come semplici sponsor, ma come supporter di operazioni culturali in cui credono profondamente». Cosa le dimostra che esiste questa condivisione? «La grande adesione ai corsi per manager che intendono specializzarsi sul tema cultura e impresa, e i 180 docenti iscritti ai laboratori rivolti alle scuole. Significa che abbiamo imboccato la strada giusta, e che così si può contribuire a formare una nuova classe dirigente».La cosa, a quanto pare, non sta passando inosservata. «Essere tra i finalisti del premio Impresa e Cultura promosso dal Giornale dell'Arte, ad appena quattro mesi dalla fondazione del C4, è un riconoscimento che onora tutta Caldogno. Inoltre è uno stimolo per continuare con il Parco Tecnologico da ricavare nell'area ex Arc Linea». Chiudiamo con questo centenario palladiano, che cade fra un anno senza che ancora ci sia chiarezza su cosa si farà. «Anch'io colgo una certa, generale vaghezza di intenti. Di sicuro, stando a quanto ho visto di persona, il Cisa (Centro internazionale di studi sull'architettura, ndr) si muove da tempo con idee importanti e relazioni ben avviate».
Si dimette il direttore dell'Istituto delle Ville Venete
Costantino Toniolo, ex sindaco di Caldogno e presidente di Vi-Abilità, ha lasciato il ruolo di direttore dell'Istituto delle Ville Venete "incaricato" dopo un anno. Le sue dimissioni hanno causato un piccolo cataclisma a Venezia. Toniolo ha affermato di aver fatto la scelta di lasciare il ruolo a causa di ostacoli che non poteva prevedere, e di aver deciso di rinunciare a una presenza sul territorio importante. Ha anche espresso la sua soddisfazione per il prossimo obbiettivo, che consiste nell'aprire il vicino sotterraneo della villa Caldogno al pubblico, con una mostra di scatti realizzati da quattro grandi fotografi.
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