Scempi edilizi. A Casole d'Elsa, vicino a Siena, sono state costruite 16 palazzine a due piani. Gli ambientalisti protestano, il sindaco minimizza. In una periferia cittadina forse non stonerebbero così. Ma quelle 16 palazzine a due piani con muri bianchi e tetti rossi, quei 52 appartamenti da 55 metri quadrati, quasi 9 mila metri cubi di cemento e mattoni, le hanno piazzate in piena campagna senese: nel podere San Severo, in una valle di Casole d'Elsa, terra di ulivi, viti e agriturismi a 34 chilometri da Siena. Il complesso ha preso il posto di un casale, un capanno e una stalla ed è autorizzato dal comune, sicuro di aver riproposto «il modello della fattoria toscana». 11 presidente di Italia nostra Carlo Ripa di Meana e la responsabile della sezione senese Lucilia Tozzi puntano invece alla demolizione, con ricorso al tar. Quasi una fotocopia di Monticchiello, nella vicina Pienza, dove il cemento è stato ridimensionato all'ultimo momento dal ministero dei Beni culturali. Anche qui dalla fine dell'anno hanno iniziato a scontrarsi amministratori di sinistra, accusati di debolezza verso le lobby del mattone, e residenti, che hanno creato in fretta una sezione di Italia nostra: casolesi come Roberto Fortini, che ha il canto del gallo nella suoneria del cellulare; o d'adozione, come l'inglese Susan Wrightson, trasferita 31 anni fa, e Dario Conte, docente di gastroenterologia a Milano con buen retiro a Casole. Dopo infuocate assemblee pubbliche, Conte ha scritto una distensiva lettera al Corriere di Siena per ringraziare il sindaco ds Valentina Feti «dell'avvio a un ripensamento delle iniziative edilizie». Perché la battaglia civile qualche risultato comincia a darlo, perlomeno sul futuro. Per San Severo, eventuale intervento del tar a parte, c'è poco da fare: «Sull'impatto estetico si può discutere e anche intervenire con qualche inserimento paesaggistico, ma abbiamo recuperato le volumetrie esistenti» puntualizza il sindaco Feti, 32 anni. Anche se il consigliere rifondarolo Fernando Lazzi, unico che due anni fa non ha votato la delibera, non ha mai potuto rimisurare i volumi. Ma a polemica divampata, con Ripa di Meana che grida alla «villettopoli casolese», l'amministrazione accenna un dietrofront: un documento dei Ds dice che «gli insediamenti vanno ripensati verso la sostenibili-tà ambientale». Feti, che ha sempre detto di costruire per le giovani coppie (anche se San Severo è stato venduto soprattutto a turisti belgi), vuole portare la popolazione da 3 mila a 4.500 persone. Ma annuncia, tra due mesi, la variante che «rivaluterà le concessioni edilizie». Adesso ci sono cantieri ovunque: 16 appartamenti a Le Poggiole, 20 palazzine che la Granducato Costruzione, la stessa di San Severo, sta edificando nel bosco di La Selva. E poi il progetto di recupero della ex cava di alabastro di Poggio ai Gessi e il punto interrogativo sui megacapannoni delle ex tacchinaie. Feti ammette che «anche noi, come tutti, siamo soggetti a errori», quindi «rivaluterà». Anche, si mormora in paese, per mettere fine alla vox populi che la voleva sensibile ai suggerimenti del diessino Piero Pii: vicepresidente del consiglio della Regione nel 1987, ex sindaco di Casole (nell'ultimo mandato Feti era la sua vice), Pii ha abolito la commissione edilizia esterna, accentrandosi il potere. Nel 2002 Pii si beccò il «premio Attila» per l'ascensore esterno alle mura del castello che ospita il comune. Adesso fa mormorare il suo ruolo di consigliere d'amministrazione della Castello di Casole, a capo della tenuta Querceto, 1.700 ettari. Dove con l'americana Timber's company nel 2008 intende aprire un relais di lusso: «Non ho incarichi pubblici, ho riconsegnato la tessera ds, non vedo perché non dovrei lavorare» si difende lui «ma con le decisioni della Feti non c'entro».