La regina della cultura che si è fatta spettacolo, mettendo d'accordo palati esigenti e frotte di consumatori, tra le zanzare della pianura Padana e i tesori rinascimentali. Mantova negli ultimi anni ha conosciuto una stagione dì apertura capace perfino di dissipare la sensazione diffusa della sua irraggiungibilità, squadernando arte, letteratura, musica, teatro di strada e non solo. Qui si viene in più di 60 mila per il Festival della letteratura, che dal '97 accelera il battito cardiaco dell'intera città; ma anche in oltre 300 mila per la mostra del Mantegna, e già che ci si trova per Pisanello, Leon Battista Alberti e Giulio Romano. Piccola città che nonostante la fine ingloriosa dei Gonzaga, la svendita dei suoi capolavori e il sacco dei Lanzichenecchi, conserva un patrimonio artistico per la cui riorganizzazione e valorizzazione - fatto senza precedenti - invece del solito notabile locale, è stato chiamato Salvatore Settis. Se Brescia punta sul modello Goldin che fa scacco matto con mostre divora-visitatori, Mantova spende il nome autorevole del direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa, storico dell'arte illustre, neopresidente del Consiglio superiore dei Beni culturali, consulente di ministri di centrodestra e di centrosinistra. L'idea è venuta al sindaco di Mantova, Fiorenza Brioni, che con un «incarico di fiducia» lo ha voluto al suo fianco per ridisegnare il sistema della cultura mantovana. Settis ha accettato. Per cominciare è partito da una radiografia della città, in 65 cartelle dattiloscritte, che da circa un mese sta infiammando il dibattito in loco. E surriscaldando la posta elettronica dell'insigne studioso che, con sprezzo del pericolo, ha fornito il proprio indirizzo e-mail. «Vorrei che Mantova diventasse esemplare sia per la tutela e valorizzazione dei beni culturali, sia per la capacità di dialogo con le forme contemporanee di ingegno, creazione culturale, sapere». Fiorenza Brioni è donna determinata, e fiera di un bilancio comunale che ha puntato su spesa sociale e cultura. Nelle previsioni del 2007 quasi il 12 per cento della spesa corrente (6 milioni di euro su 52,6) va alla cultura. Ed è sempre lei, alla guida di un'amministrazione di centrosinistra, che si sta battendo contro il progetto di Strada Cipata, mega lottizzazione sulla riva del lago Inferiore opposta al castello di San Giorgio, approvata e sostenuta dal sindaco, che l'ha preceduta, Gianfranco Burchiellaro, anch'egli diessino. Qual è la ricetta di Settis per Mantova? Intanto dice che di fronte a tanto patrimonio e tante attività culturali si dovrebbe immaginarne un coordinamento. Propone da una parte una consulta mantovana per l'arte e la cultura, ovvero un organismo consultivo in cui siano rappresentate tutte le istituzioni e associazioni culturali cittadine; dall'altra, una fondazione che inglobi le già esistenti Fondazione Alberti e Fondazione Mantova capitale europea dello spettacolo e faccia perno su Palazzo Te, assorbendo l'attuale Centro internazionale di Palazzo Te. La nuova fondazione dovrebbe prevedere una chiara partecipazione del Comune e un significativo rapporto con il sistema dei musei e degli istituti culturali della città, nonché includere meccanismi di interazione tra consiglio di amministrazione e consiglio scientifico. «Mantova è una città particolare», afferma Settis, «con una marcata caratterizzazione culturale in sintonia con le sue più alte tradizioni, ma ha anche espresso in questi anni una grande vitalità. È ciò che mi ha incuriosito maggiormente; forse, se la stessa cosa me l'avessero chiesta altre città, non mi avrebbe interessato altrettanto. Va detto che questa predisposizione di Mantova a una priorità della cultura, anche come traino dell'economia locale, l'hanno cominciata come minimo i Gonzaga. Qui è stato Mantegna, qui è nata l'opera lirica, si è sempre aspirato a essere una capitale e, nonostante spoliazioni e occupazioni, quello che resta in città è ancora in una proporzione straordinaria rispetto al territorio». A Settis preme moltissimo il tema della coesione storica tra paesaggio, ambiente e tessuto urbano. «E' un mio chiodo fisso», avverte, «sul quale insisto da anni; lo sto facendo anche nell'ambito dello European Research Council (nuova struttura dell'Unione europea che ha 7 miliardi e mezzo di euro da destinare tra il 2007 e il 2013 alla ricerca, ndr) poiché credo che anche a livello di ricerca questo intreccio sia cruciale». A Mantova ci sono tutte le condizioni perché arte e ambiente siano da considerarsi tutt'uno. Il paesaggio attorno alla città non è quello "naturale", ma è stato creato dall'uomo nel XII secolo, irregimentando le acque e formando quattro laghi che, prima di interrarne uno, facevano di Mantova un'isola. «Allora», si chiede Settis, «un paesaggio di questo tipo che cos'è ? Un'opera straordinaria di ingegneria idraulica medievale e dunque un bene culturale? Un dato di paesaggio? Oppure un dato ambientale? E chiaramente tutte e tre le cose insieme. Non mi sorprende che, avendo io sottolineato nel progetto quella che considero una nuova frontiera della tutela, alludendo criticamente alla speculazione edilizia di Strada Cipata, mi ritrovi contro chi quell'edificazione la vorrebbe». E non solo loro. Il progetto per Mantova di Settis, pur tra molto sussiego di fronte al prestigio internazionale dell'estensore, è sottoposto da giorni a un bel fuoco di fila. «Bene», esclama il sindaco Brioni, «a questo deve servire un documento per sua natura aperto al confronto e alla discussione ». Le fa eco Settis: «Io sono tranquillissimo. Mi hanno chiesto di fare una diagnosi della situazione e io l'ho fatta: ora la palla torna ai mantovani». Mantovani che, avvinghiati al campanile, stentano ad accettare che sia un non mantovano, percepito come un commissario regio, a pronunciarsi sulla città, commentando: «Il progetto Settis è troppo bello e importante per essere attuabile»; «Deve essere prima valutato collegialmente», oppure «funziona sì, ma col gioco di squadra» . La critica più diffusa è l'eccessivo dirigismo della proposta. Sia Brioni sia Settis replicano dichiarando che l'idea è quella di costruire un sistema, di creare le connessioni tra le istituzioni culturali presenti per ridare vigore all'azione. «E perfezionare», aggiunge il sindaco, «il presidio pubblico del patrimonio monumentale anche acquisendo nuovi beni, come stiamo facendo con l'ex caserma di San Sebastiano per potenziare il polo museale circostante». Ma soprattutto puntando sulla qualità, così come su poche mostre di alto valore scientifico: la scultura, per esempio, si addice a Palazzo Te e lo si potrà verificare col primo appuntamento, a partire dal febbraio 2008, "La forza del bello. L'arte greca conquista l'Italia", che vede Settis in qualità di curatore. Qualcuno teme che il coinvolgimento di Settis possa esaurirsi con un paio di incarichi del genere. Fiorenza Brioni smentisce e aggiunge: «Abbiamo già un appuntamento il 1 di aprile per un'ulteriore discussione aperta alla città dove esamineremo critiche e proposte anche con alcuni esperti esterni, come ci ha suggerito Settis. Vorrei invitare un altro sindaco e mi piacerebbe molto confrontarmi con Renato Soni, che proprio in questo periodo sta ragionando sul segno del contemporaneo. Dopo di che passeremo all'operatività.
L'Espresso
9 Marzo 2007
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SI
Silvia dell'Orso
L'Espresso
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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