Come la prenderanno quelli che agitano lo scettro di Roma capitale dell'arte? Ci sarà da ridere, per noi, e da sparire dalla circolazione per loro. Oggi Exibart.it pubblica i risultati di un'inchiesta di Massimo Mattioli in seguito alla quale, si spera, qualche testa farà un volo dalla finestra con scatoloni al seguito: più del 90 per cento delle opere esposte alla mostra di Goerge Lilanga sono false. False e realizzate dopo la morte del maestro africano. Una faccenda degna di un B movie degli anni Ottanta. Ma tant'è: secondo l'artista e massimo esperto di arte africana Sarenco e il critico Enrico Mascelloni, i due curatori Luca Faccenda e Marco Parri avrebbero consapevolmente selezionato dei falsi con l'intenzione di frodare il pubblico. L'accusa è grave e circostanziata. E, ovviamente, diretta anche a tutti coloro che avrebbero dovuto controllarli, poiché si tratta non di un'esposizione in un garage di periferia, ma al Museo Hendrik C. Andresen, costola della Galleria Nazionale d'arte moderna. «È grave che il Ministero per i Beni e le Attività culturali, offra patrocinio e spazi pubblici a una mostra di opere false», dice Mascelloni a Exibart E Sarenco rincara la dose: «La cosa più grave è che questi due signori hanno agito in modo neocolonialista. Nel momento in cui l'arte africana esce dai ghetti dei villaggi ed entra in un mercato internazionale, si sono proposti in questa realtà senza averne competenza né legittimazione, con l'idea che l'arte africana sia ancora materia su cui nessuno possa controllare». Qualcuno dovrà risponderne, ministro?