Lo sciopero di Ferragosto nei musei e nei siti archeologici statali, proclamato lunedì scorso dalla Uil contro la riforma Urbani del ministero per i Beni e le attività culturali, non ci sarà. Ieri dicastero e sindacato hanno comunicato che il 15 agosto tutto resterà aperto perché si è convenuto, in una conversazione telefonica, di affrontare la riforma con le organizzazioni sindacali riguardo soprattutto alla prevista abolizione dei poli museali e alla possibile nascita delle fondazioni. In realtà, ribattono Cgil e Cisl, l'annuncio dello sciopero e la sua cancellazione sono tutta una finta: il codice di autoregolamentazione nei beni culturali lo vieta nel mese di agosto nel modo più assoluto. La riorganizzazione del ministero tiene comunque parecchio sulla corda i sindacati, in questi giorni. Libero Rossi, il segretario nazionale di settore della Cigl, attacca: «La riforma Urbani così com'è non innova nulla, è ritagliata sulle persone e non sulle funzioni». II sindacalista chiede poi che fine fa il museo dell'audiovisivo che doveva essere istituito, giudica un ritorno al passato parlare di beni «etnografici» invece di «demoetnoantropologici», definisce «miope» separare biblioteche e archivi dalla soprintendenza (che sarà una direzione) regionale, non piange invece sulla morte dei poli museali. Secondo Claudio Calcara, segretario Cisl, «non si parla di una vera riforma, solo un "funzionigramma"». Detto questo, aggiunge, il nuovo testo soddisfa il sindacato perché, «rafforzando il ruolo centrale del ministero con i dipartimenti e rafforzando le strutture periferiche con le direzioni regionali» fornisce garanzie contro un'eventuale privatizzazione del patrimonio artistico.