«Quante chiacchiere a Roma» Conclusa ieri la due giorni organizzata da Cgil. Molta confusione e pochi programmi, secondo Paolo Terribile. Intanto l'associazione nazionale firma un accordo con la Normale «Dobbiamo partire dall'idea che siamo un grande paese industriale, che deve avere l'auto, la chimica, la siderurgia, le grandi compagnie telefoniche ed energetiche». E il monito lanciato dal ministro dello Sviluppo economico Pierluigi Bersani intervenuto ieri alla Conferenza nazionale sui distretti organizzata da Cgil. Ma quando si parla di futuro dei sistemi produttivi le idee non sono altrettanto chiare. «Come al solito sono state esposte le varie teorie -ha commentato Paolo Terribile, presidente dei Distretti italiani -Si parla di distretti, di filiere, ma c'è molta confusione e niente di concreto. Ci sono due orientamenti anche in ambito governativo, uno più di sinistra che privilegia la filiera e uno più di centro che pensa al potenziamento dei distretti nell'impostazione attuale e cioè in senso territoriale. Ma quello che viene fuori è uno studio, non un programma». Insomma, tante belle idee ma nessun piano da attuare il giorno dopo. E le premesse c'erano tutte. «Su 281 pagine di programma dell'Unione la parola distretti è citata una sola volta, il che è preoccupante visto che i distretti rappresentano il 46 dell'export italiano e il 26 del Pil. Che sia una distrazione?», polemizza Terribile, che va avanti per la sua strada. «Di concreto c'è che ieri abbiamo sottoscritto un accordo con la Normale di Pisa per il trasferimento tecnologico alle imprese dei distretti italiani. Mentre i nuovi centri tecnologici del governo sono legati ai tempi lunghi della politica, noi abbiamo concluso un accordo molto importante per il futuro dei distretti». Tra crisi e rinascita, intanto, si delinea un terza ipotesi. «Ieri si è consolidatala linea interpretativa per cui nell'ultimo quinquennio non si è avuta solo una congiuntura negativa ma anche una trasformazione strutturale molto interessante che pone i distretti a mezza via tra il catastrofismo e l'ottimismo - afferma il presidente di Finpuglia Gianfranco Viesti intervenuto alla conferenza - Cioè, i distretti non sono saltati per aria ma la ripresa non li ha riportati ai livelli del 2001». E soprattutto, non ha più senso parlare di distretti in generale. «E in corso un processo di selezione tra gli stessi distretti che dipende da diversi fattori. Innanzitutto, ci sono imprese brave e meno brave all'interno di ognuno: mentre prima tutti facevano le stesse cose, oggi il risultato dipende da cosa fanno le imprese più brave. Altro elemento è legato alla capacità di affiancare alla produzione le fasi non produttive del design e della progettazione, a monte, e della commercializzazione e marketing, a valle, con risultati diversi a seconda di quanto le imprese dei distretti siano state capaci di farlo». Ma soprattutto, la delocalizzazione, che ormai è un fenomeno preponderante. «Parliamo di molte molte centinaia di migliaia di posti di lavoro create dalle imprese italiane all'estero - prosegue Viesti - Questo significa riorganizzazione della produzione a livello internazionale con il decentramento di alcune fasi o lotti di prodotti. Non è più vero che si fa tutto in Italia».
Conferenza nazionale sui distretti - I distretti vogliono fare da sé
Ieri è conclusa la Conferenza nazionale sui distretti organizzata da Cgil. Il presidente dei Distretti italiani Paolo Terribile ha criticato la mancanza di programmi concreti e la confusione tra le idee sui distretti e i filieri. Terribile ha anche polemizzato con la linea governativa che privilegia la filiera. Invece, l'associazione nazionale dei Distretti italiani ha firmato un accordo con la Normale di Pisa per il trasferimento tecnologico alle imprese dei distretti italiani. Tra crisi e rinascita, si delinea una terza ipotesi che i distretti non sono saltati per aria ma la ripresa non li ha riportati ai livelli del 2001.
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