LAmia copre col ducotone le scritte degli ultrà alla Palazzina cinese. I Beni culturali "Adesso devono riparare" Lo Cicero "Basta lacqua a ripulire" È spuntato uno strato di vernice bianca sulle scritte degli ultrà rosanero che deturpavano i padiglioni di caccia della Casina cinese. Una striscia che di fatto ha "sbianchettato" lo sfregio, ma ha peggiorato ulteriormente limmagine delle due loggette, finite nel mirino dei vandali alla fine di gennaio. Ad aggiungere sale sulle ferite dellopera di Venanzio Marvuglia sono stati gli addetti dellAmia, su indicazione della direzione generale del Comune. Un intervento tampone non concordato con la Soprintendenza ai Beni culturali, che adesso insorge. Mentre il responsabile dellaccaduto, il direttore generale Gaetano Lo Cicero, incassa la reprimenda e si scusa dellerrore. La comparsa di quelle strisce bianche sui padiglioni che si affacciano su piazza Niscemi rischiava di diventare un piccolo giallo. «Non è opera nostra - aveva reagito la soprintendente Adele Mormino - e non sappiamo chi possa aver agito in questo modo, anche perché nessuno ci ha chiesto lautorizzazione né comunicato lintenzione di intervenire. Adesso ne risponderà il Comune, che è proprietario e usuario perpetuo del monumento. Noi, dopo il danneggiamento, abbiamo fatto i primi saggi per studiare le vernici nere sul monumento e stiamo ancora cercando i fondi per finanziare il recupero completo». Ma al Comune, almeno in prima battuta, sembrava non saperne nulla nessuno, dallufficio del Centro storico al settore Manutenzione: «Nessuna delle nostre maestranze ha cancellato quelle scritte». Solo alla fine dellindagine giornalistica emerge che a oscurare le scritte degli ultrà è stata lAmia, e che il via ai lavori è partito proprio dalla direzione generale al Comune. «Siamo stati noi a cancellare quelle scritte ingiuriose - ammette dallAmia lingegnere Antonino Morvillo, che dirige il dipartimento di igiene del territorio - ma la richiesta è partita da un tavolo tecnico della direzione generale del Comune. Di questi interventi di bonifica ne facciamo continuamente. Non spetta a noi entrare nel merito dellintervento né chiedere altre autorizzazioni, a questo pensa il Comune. Non volevamo certo rovinare ulteriormente i padiglioni, solo coprire la vernice». Daltra parte, aggiunge Morvillo, si tratta solo di una mano di ducotone che può essere facilmente rimossa con lacqua. «Noi abbiamo chiesto allAmia di eliminare quelle scritte, non certo di passarci sopra la vernice - polemizza Lo Cicero - Così lhanno imbrattato. Abbiamo fatto male: diremo allAmia di rimuoverla nuovamente». La soprintendente Mormino è sconsolata: «Non si manda lAmia sui padiglioni di caccia della Palazzina cinese, è lultima cosa che avrei potuto immaginare. Abbiamo scritto allufficio del Centro storico chiedendo di riportare quei cornicioni allo stato precedente gli atti di vandalismo». Tecnicamente si chiama "remissione in pristino", e la legge stabilisce che sia il proprietario del bene a provvedere. In questo caso il Comune, che nel 1934 ha acquisito dallo Stato la Palazzina cinese insieme con il parco della Favorita.