ROMA. In Italia ci sono grandi aspettative sociali per l'innalzamento della qualità della vita e il miglioramento della vivibilità urbana. Una risposta potrebbe venire dallo schema di disegno di legge, presentato dal ministro dei Beni culturali Giuliano Urbani per promuovere la bellezza architettonica ed urbanistica nelle grandi città, innalzando gli standard di progettazione, ricorrendo anche alla sostituzione degli edifici più brutti In questo documento che ha visto impegnati i ministeri delle Infrastrutture, della Ricerca Scientifica ed appunto dei Beni Culturali, viene previsto il varo di una fondazione per la qualità architettonica, dotata di un apposito fondo di spesa per le amministrazioni locali per il finanziamento dei concorsi di idee e di progetti da destinarsi soprattutto ai giovani architetti. Nella bozza è stata inoltre avanzata l'ipotesi di rivedere i criteri di dichiarazione del valore storico artistico degli edifici monumentali, consentendo anche ai capolavori realizzati negli ultimi cinquanta anni di accedere ai benefici della tutela integrale. L'iniziativa ha destato motti commenti positivi e registrato una critica da patte del direttore della sezione arte contemporanea del Ministero dei Beni culturali Pio Baldi che ha lamentato nel ddl l'assenza di un fondo per la demolizione degli scempi edilizi, facendo l'esempio di alcuni insediamenti romani, che costituiscono delle brutture da rimuovere al più presto. II. Governo italiano è tornato quindi ad occuparsi della bellezza come componente della qualità della vita, oltre che vantò e risorsa economica del nostro paese. Tutto ciò proprio nei giorni in cui la Diocesi di Firenze accusa il Comune di inerzia e disprezzo per una città sempre più umiliata da caos, sporcizia e criminalità, il presidente della giunta regionale lombarda Formigoni indica tra le priorità di Milano la necessità di una nuova attenzione estetica e a Roma scoppia il caso della demolizione dei ponti del Laurentino 38. Ma questa nuova consapevolezza per i guasti compiuti negli ultimi trent'anni deve far emergere anche l'ineliminabile responsabilità politica di chi ha fatto del populismo e dell'egualitarismo la mannaia che ha amputato ogni ricerca originale ed ogni gerarchia di merito. Gli artefici di tante brutture sono sotto gli occhi di tutti, ma bisogna finalmente assumersi la paternità storica del "'68" e della contestazione studentesca che ha fatto uscire da Valle Giulia e da tutte le altre facoltà di architettura italiane, diverse generazioni di somari, autori di una quantità industriale di scelleratezze solo recentemente frenate dalla crisi economica. E' necessario identificare una chiara responsabilità ideologica, perché non sarà altrimenti sufficiente una qualsiasi legge sulla bellezza, se non verrà supportata da uno sforzo congiunto dell'intera classe politica che identifichi nella dedizione al lavoro, nella meritocrazia, e nella coltivata sapienza artigianale, i valori necessari al mantenimento ed alla prosecuzione della tradizionale bellezza italiana.