La commissione cultura della Camera, all'unanimità, mette il veto all'operazione Scabec, la società mista privati-regione che dovrebbe prendere in gestione i più prestigiosi siti archeologici ed artistici campani. La risoluzione approvata ieri, infatti, impegna il governo a mettere l'operazione sotto controllo, a non firmare convenzioni con la Campania in contrasto con la legge (il codice Urbani) e, terzo punto, ad assumere definitivamente i lavoratori della società Ales, impiegati proprio nel settore della manutenzione e gestione dei beni culturali. La società Scabec, partecipata dalla Regione Campania, sostituirebbe lo Stato, secondo l'organismo parlamentare: e l'operazione, dunque, violerebbe lo spirito della Costituzione, titolo quinto riformato. Nel mettere mano alla carta fondamentale, dice la commissione, il Parlamento si è fermato infatti molto prima della Regione Campania: «Si è arrestato -ammonisce la commissione - di fronte all'eventualità del trasferimento delle funzioni del ministero per i Beni culturali alle Regioni». La Campania, con l'operazione Scabec, si comporterebbe invece da effettivo titolare dei beni culturali, ignorando così la lettera del codice Urbani. Se il precedente passasse, si sostiene, il rischio è quello, nei fatti di una «massiccia dismissione». Al massimo, legge alla mano, al privato devono essere affidati progetti di valorizzazione dei singoli siti. Il precedente Campania rischia di scatenare una corsa alla «polpa», parole del primo firmatario della risoluzione, Riccardo Villari, di un patrimonio culturale che non ha paragoni nella storia. Al contrario le sue pregiatissime «frattaglie» (dice ancora l'agguerrito Villari) resterebbero abbandonate. Quale privato si imbarca, infatti, nella gestione di siti meravigliosi ma dispendiosi, meno visitati, senza gli spazi adatti ai vari book-shop e shopping mall, fuori circuito? Il profitto - dice Villari - non può essere il faro nella gestione dei beni culturali. Lo Stato non può abdicare al compito di proteggere e tutelare la memoria, la storia e la cultura del Paese. E non posso, quindi, non trovare sorprendente l'atteggiamento del direttore generale del ministero Stefano De Caro che sembra considerare Scabec interlocutrice del ministero che rappresenta». Il presidente della commissione, Pietro Folena, ha salutato il voto unanime con soddisfazione; «Si tratta - ha detto -di una risoluzione che costituisce precedente. Stabiliamo, infatti, il pieno rispetto del carattere pubblico dei beni culturali e della loro gestione che va affidata a soggetti sui quali lo Stato o gli enti locali abbiano effettivo controllo. Auspichiamo che la risoluzione venga fatta rispettare da subito». L'assessore regionale alla cultura, Marco Di Lello ha risposto seccamente: «Del centrodestra, che i beni culturali li voleva svendere, sorrido. Di certa sinistra conservatrice noto l'ignoranza o la malafede. La partecipazione della Regione in Scabece maggioritaria. Rimango convinto dell'operazione». La risoluzione, si obietta, è vincolante per il governo. «Niente affatto», per Di Lello si tratterebbe «di un atto politico». All'assessorato, dice «restiamo in attesa della convocazione, per firmare la convenzione».