Treviso Il curatore dei record si avvia a tagliare un nuovo traguardo. Marco Goldin, anima di «Linea d'Ombra», per il sesto anno consecutivo si aggiudica il primato della mostra più visitata d'Italia con «Turner e gli Impressionisti», fino al 9 aprile al museo di Santa Giulia a Brescia. Mezzo milione di visitatori per «Gauguin-Van Gogh» dell'anno prima, sempre a Brescia, oltre trecentomila per la rassegna ancora in corso e un nuovo successo annunciato: «America», mostra sulla pittura americana dell'800, in calendario dal 24 novembre. Questi i numeri del «fenomeno Goldin», che dopo «America» dovrà decidere cosa fare. Rinnovare il contratto con il museo di Brescia o accettare le richieste che arrivano da altre regioni? Marco Goldin sta valutando, ma una scelta l'ha già fatta: non tornerà in Veneto. «Non mi è arrivata nessuna offerta dal Veneto - rivela Goldin - è una delle poche regioni da cui non mi sono giunte proposte. E io non vado certo a propormi, non mi appartiene, non l'ho mai fatto. Ma non ho rimpianti, non è che perché uno è nato nel Veneto deve anche per forza lavorarci, anzi. Il lavoro va a gonfie vele, ho reciso il cordone ombelicale con la mia città di nascita, Treviso, e ho dimostrato che potevo avere successo anche altrove. Abito nella Marca e lì ho gli uffici di Linea d'Ombra, a Villa dei Forestieri. Ma i miei incarichi sono altrove». Il «know how» vincente di Goldin, quella «marcia in più» che garantisce pubblico da concerto rock, è stato addocchiato all'estero. Un altro cervello in fuga? Il curatore dopo avere lasciato Treviso, è pronto al salto oltreoceano. «C'è grande interesse intorno al mio lavoro, ho avuto richieste pressanti dall'estero, da Stati Uniti e Oriente confida . Dal 2008 deciderò se dividermi tra l'Italia e i nuovi progetti oltreoceano». Ma qual è l'idea vincente che porta visitatori a frotte alle mostre del curatore dei record? «Ci vuole una buona idea di partenza, un progetto scientifico serio e curato, che poi va proposto in modo non noioso e con invenzioni comunicative - spiega Marco Goldin . La mostra deve vivere all'interno di un tessuto culturale, integrarsi con il territorio e avere un approccio quanto più possibile personale con il visitatore. Chi in una mostra si sente coccolato ha più motivazioni per fermarsi anche a conoscere il territorio». Il Goldin-pensiero, che mette insieme creatività e piglio manageriale, rifugge i luoghi comuni. E punta il dito contro chi congela la cultura in una torre d'avorio. «Non ci dev'essere frattura tra la serietà scientifica e il grande pubblico. Il mito comodo e falso della cultura distante dalla massa è solo la facile copertura di chi non è in grado di raggiungere con le mostre i grandi numeri. Possono esserci progetti ineccepibili, ma chi organizza deve ragionare anche in termini manageriali, evitare dì andare in perdita perché gli investimenti che si fanno per allestire un esposizione di prestigio sono consistenti. Per rendere vincente una grande mostra e poi riuscire a realizzarne un'altra di livello e così via, ci vuole tanto pubblico». Goldin non ha dubbi: «Occorre gestire la cultura in termini manageriali, le grandi esposizioni non possono andare in perdita. Io vengo da una formazione storico, artistico, letteraria sottolinea l'aspetto manageriale l'ho imparato sul campo. Certo, trovare la sensibilità e la lunghezza d'onda giuste per mettere insieme bellezza, passione e intuizioni comunicative, questo è qualcosa che non si insegna in nessuna scuola e in nessun master universitario. Sull'aspetto manageriale, invece, si può lavorare». Il Veneto non riesce a catalizzare sulle mostre i numeri da record di Goldin. «Ci sono progetti belli in Veneto - analizza il curatore trevigiano - ma manca la capacità organizzativa. E le idee non sono innovative, in un momento in cui le mostre sono un'infinità, bisogna mettere in campo qualcosa in più. La gente ha voglia di emozionarsi, è il desiderio di un'emozione che porta il pubblico a una mostra. In futuro, tra migliaia di allestimenti, sopravviveranno i migliori, quelli che non sono in perdita, è la legge del mercato».