Finalmente è tornato. Dopo due anni "Cristo e gli strumenti della passione" di Vittore Carpaccio è di nuovo esposto nella galleria d'arte antica dei civici musei di Udine. La città intera si è mobilitata per riaverlo quando Venezia non voleva restituito. In migliaia hanno firmato la petizione consegna al sindaco, Sergio Cecotti, che, a sua volta, ha scritto più volte al ministro, Francesco Rutelli. Al suo fianco, il primo cittadino ha visto schierati la Chiesa, i parlamentari, il governatore e la Soprintendenza del Friuli Venezia Giulia. Oggi, Cecotti, ringrazia tutti per aver ridato a Udine un'opera che, nel 1496, fu dipinta per il capoluogo friulano. E' stata una lunga diatriba che il direttore generale per i beni culturali e paesaggistici del Friuli Venezia Giulia, Ugo Soragni, vuole evitare che si ripeta. Non a caso, ieri, nel corso della cerimonia di benvenuto all'opera, ha assicurato che avvierà la pratica amministrativa per far sì che «la soprintendenza regionale, attraverso la Galleria d'arte antica di Trieste, in fase di riallestimento alle scuderie di Miramare, diventi la consegnataria del dipinto: saremo noi a darlo in deposito al museo di Udine». L'obiettivo è quello di trasferire in regione la collocazione inventariale dell'opera demaniale ora iscritta negli elenchi veneziani. A maggio, invece, nell'ambito della settimana dei Beni culturali sarà presentato l'intervento di restauro a cui è stata sottoposta l'opera nei mesi di permanenza a Venezia. Ieri, davanti al quadro, tutti hanno espresso il loro apprezzamenti per quell'opera tanto imponente, mancata per troppo tempo dai civici musei. «Mi sembra strano salire le scale e rivederla» ha ammesso la conservatrice, Tiziana Ribezzi, mentre Cecotti ricordava che la diatriba aveva assunto un connotato politico da quando il sindaco di Venezia aveva detto che il quadro doveva restare nella città lagunare. «Il coro unanime che si è sollevato dalla città per riavere il dipinto - ha sottolineato l'assessore alla Cultura, Gianna Malisani - esprime il senso di appartenenza al luogo mai evidenziato prima. Questo è un aspetto molto positivo». Nella sala a fianco al Salone del Parlamento, il quadro si presenta al meglio. «Probabilmente -spiega la dottoressa Ribezzi - i restauratori gli hanno tolto le vernici tardo ottocentesche e l'hanno sottoposto alle indagini riflettologiche». Il "Cristo e gli strumenti della passione" era molto atteso anche dagli studiosi: «Quando è partito per Illegio - continua la Ribezzi - lo stava studiando una signora triestina costretta poi a sospendere il lavoro». I riferimenti botanici riportati nel dipinto hanno attirato l'attenzione anche di alcuni studenti iscritti all'università Venezia che, approfittando della diatriba in corso tra il capoluogo friulano e la città lagunare, hanno sviluppato le loro tesi di laurea.
Il Carpaccio è ritornato a Udine
"Cristo e gli strumenti della passione" di Vittore Carpaccio è di nuovo esposto nella galleria d'arte antica dei civici musei di Udine dopo due anni. La città intera si è mobilitata per riaverlo quando Venezia non voleva restituito. Il sindaco di Udine, Sergio Cecotti, ha ringraziato tutti per aver ridato a Udine un'opera che nel 1496 fu dipinta per il capoluogo friulano. Il direttore generale per i beni culturali e paesaggistici del Friuli Venezia Giulia, Ugo Soragni, ha assicurato che avvierà la pratica amministrativa per far sì che la soprintendenza regionale diventi la consegnataria del dipinto.
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