Linsopprimibile desiderio di ripristinare le condizioni originarie del litorale bagnolese si scontra con lincredibile ammontare di elementi inquinanti, consegnati allambiente durante tutto il secolo del lavoro. Eppure lostinazione ambientalista di ritornare al tempo mitico della passeggiata a mare, dei centri termali, in una zona occidentale completamente bonificata, fino allultimo granello invisibile di metallo, rischia di giustificare ulteriori dilatazioni temporali. La riqualificazione sulle rive di Coroglio insegna che dietro i ritardi si celano interessi forti, capaci di insediarsi aspettando che arrivi Godot. Non si tratterebbe, tuttavia, dellinusuale attuazione del teatro dellassurdo, come vorrebbe la famosa opera di Samuel Beckett, ma di unazione ritardata, a tutela di quanti nel frattempo presidiano lo spazio pubblico liberato dalla dismissione. Da quando cominciarono le famose assemblee popolari convocate da Vezio De Lucia e da Bassolino, con le parti sociali, lunico processo che si è compiuto per intero è stato lo svuotamento. A colpi di pubbliche assemblee, i pianificatori dellepoca sono riusciti a mutare la morfologia dei luoghi, sostituendo lambientalismo allindustrializzazione. Se la metamorfosi appare condivisibile, almeno per quanti cominciano ad anteporre la qualità della vita urbana al posto fisso, nel presente diventa sempre più difficile conciliare le domande di sicurezza espresse dal territorio bagnolese. Non è un caso, quindi, se lefficace azione dellassociazionismo verde abbia prodotto progetti a favore della coscienza ambientalista. Tuttavia linsicurezza è dilagante, proprio a Bagnoli, e non si lega alle preoccupazioni poste dallinquinamento, ma si esprime nella mancanza di riferimenti normativi, legati allimpossibilità di avere un lavoro, assistendo alloccupazione dei suoli da parte di potenti lobby di spesa pubblica o dimprenditoria locale. La sensazione che si ha frequentando le più recenti assemblee municipali, è che il cittadino si senta espropriato delle opportunità apertesi sulle rive di Coroglio, con una frattura crescente tra la Bagnoli alta, sempre più isolata, e quella bassa esposta ai riflettori dei ritardi. La strada intrapresa dai primi riformatori era maturata in un clima istituzionale di grande fiducia, tanto da rendere Bagnoli una politica simbolica, capace di garantire alla leadership locale una forte esposizione mediatica (Marco Cilento, Governo locale e politiche simboliche. Il caso Bagnoli, Napoli, Liguori, 2000). Ma come si sa, i simboli sono tali se, nellimmaginario collettivo, riescono a evocare i segni di una comune appartenenza comunitaria, se celebrano sentimenti condivisi. E lattenzione dei media ha finito per tradursi in termometro dei ritardi accumulati, rispetto alle dichiarazioni di intenti e finanche rispetto alle volontà pianificate negli strumenti urbanistici. Al tempo che passa inesorabile, la politica locale più periferica era riuscita a porre gli argini di una micro-partecipazione associativa, in grado almeno di limitare la perdita di memoria operaista. Poi i partiti non sono riusciti a trattenere nel quartiere le energie associative mobilitatesi attorno alle due consigliature circoscrizionali precedenti alla riforma delle Municipalità. Nel 1998 nasce a Bagnoli il forum Circoscrizionali delle Associazioni, una vera e propria opportunità istituzionale per ascoltare i bisogni del territorio, eppure le associazioni che ne facevano parte, quando non sono scomparse del tutto, rischiano di esporsi allestinzione a causa dello sguardo corto del governante. La giornalista Maria Rosaria De Medici, durante le recenti riprese del documentario Ferropoli, mi ha consultato più volte per avere un elenco di attori e ha provato a ripercorre le trame associative, rilevando lindisponibilità delle associazioni locali a mettersi in gioco, oltre alla precarietà e allabbandono nel quale molte di esse sono più spesso piombate. Ecco, dunque, un esempio di come è possibile sciupare capitale sociale, quando invece si poteva intelligentemente accompagnare a maturazione i numerosi progetti associativi, rimasti lettera morta nel silenzio istituzionale. Ovvero, le associazioni più grandi, quelle meglio connesse in termini di relazioni politiche, quelle al cui interno sincontravano, e si scorgono tuttora, quadri di partito, sono vive e vegete, per le altre gli spazi di cittadinanza attiva si sono ridotti allosso. Le associazioni, quando non rappresentano interessi forti, appaiono al pianificatore come fastidiosi insetti, mentre chi si ostina a osservarne i movimenti, alla stregua danticorpi urbani, finisce per essere etichettato come entomologo, troppo concentrato sulle dinamiche micro per apportare un valore aggiunto alla creazione di senso civico. Se a livello comunale sono stati compiuti importanti passi in avanti rispetto alla visibilità degli attori associativi e alla trasparenza dei finanziamenti, un grande lavoro resta da fare, in termini di progettazione orizzontale, per agevolare la circolazione delle risorse e migliorare i rapporti tra strutture grandi e piccole. Ciò che mi colpiva maggiormente durante le mie ricerche nelle relazioni inter-associative bagnolesi era la cecità delle grandi organizzazioni, troppo impegnate a promuovere i rapporti di vicinato in workshop internazionali, per accorgersi della complessità che stava maturando dietro langolo. Troppe organizzazioni avrebbero significato, di certo, una maggiore competizione in termini di legittimità a presidiare i luoghi della dismissione. Un unico tentativo di mettere insieme, allinterno di una cooperativa, una decina dassociazioni locali è presto naufragato nel mare dei veti locali, per non assecondare dinamiche endogene di sviluppo locale. Come si vede, la strada per ricucire gli strappi presenti nella società civile è ancora tutta in salita, e nei tempi morti della riqualificazione si potrebbe almeno attrezzare uno spazio polifunzionale destinato alle associazioni, per rilanciare il welfare municipale e incontrare ogni giorno i bisogni degli anziani, delle donne e dei minori. Ma queste, evidentemente, non sono questioni allordine del giorno.
BAGNOLIFUTURA. Il capitale sociale perduto a Bagnoli
Il testo discute la riqualificazione del litorale bagnolese, che si è bloccata a causa di interessi forti e ritardi. La zona è stata oggetto di assemblee popolari e di progetti di riqualificazione, ma la mancanza di riferimenti normativi e la presenza di lobby di potenti interessi hanno rallentato il processo. Le associazioni locali, che avrebbero potuto giocare un ruolo importante nella riqualificazione, sono state spesso espropriate e non hanno avuto la possibilità di mettersi in gioco. Il testo conclude che la strada per ricucire gli strappi nella società civile è ancora tutta in salita e che è necessario creare uno spazio polifunzionale per le associazioni per rilanciare il welfare municipale.
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