Nel cuore di Brera, la galleria del Milione fu, negli anni Trenta, il crocevia carbonaro delle nuove tendenze dellarte europea, astrattismo in testa. Merito dei titolari, i fratelli Ghiringhelli, che nel 1934 ospitarono qui la mostra di una star internazionale come Kandinsky. Il maestro russo, tedesco dadozione - che a 68 anni suonati, sfiancato dalle pressioni del nazismo, era sgusciato in Francia - accettò linvito perché la crisi del mercato parigino lo stava indirizzando verso nuove piazze. Peccato che lItalia non fosse pronta per unirruzione della poetica astratta. Abituato alle immagini dei lavoratori nerboruti e delle contadine feconde, sponsorizzate dal fascismo e immortalate nella figurazione sociale di Sironi, Funi, Cagli e Carrà, il pubblico rimase perplesso di fronte alle sue forme colorate galleggianti nello spazio. Tanto che solo unopera risultò venduta dopo una lunga trattativa al ribasso! Se collezionisti e critica stroncarono la mostra, molti artisti assetati di novità rimasero fulminati da quella nuova dimensione, dove la mente era libera di vagare fra meccanismi logici e una vena di fantasia. Nonostante il clima ostile, quella «agguerrita compagnia degli astrattisti italiani» come la definì Carlo Belli, teorico del gruppo assorbì subito la lezione dellartista russo. Proprio su questo rapporto è costruita la mostra «Kandinsky e lastrattismo in Italia 1930-1940», curata da Luciano Caramel, che inaugura domani sera a Palazzo Reale, primo vero appuntamento del progetto espositivo dellassessore Sgarbi. Prodotta dal Comune e dalla Fondazione Mazzotta, costata un milione di euro, allinea 40 opere del maestro e ben 170 dei suoi discepoli, più o meno geniali. Si parte allora dai capolavori di Kandinsky, fra cui la Composizione VII, bibbia dellastrattismo (in arrivo da Mosca con due giorni di ritardo sullapertura), e Zig-zag blanc, venduto dalla moglie Nina ai Musei civici veneziani, per intermediazione del gallerista milanese Ettore Gian Ferrari, dopo la Biennale del 50. Si continua con una carrellata degli autori che in modi diversi ne interpretarono la lezione. Da Fontana e Licini, che fiutarono le novità spaziali, a Prompolini con le sue divagazioni cosmiche, a Munari, Soldati e Veronesi stregati dai ritmi musicali delle sue composizioni. Al centro del percorso, lavventura degli astrattisti comaschi, già formati dallesperienza degli architetti razionalisti Terragni e Cattaneo. A fare da padroni, Rho e Radice, il cui primo quadro è una variazione sul tema dellopera principale di Kandinsky al Milione. Dopo una sezione, coloratissima, di Magnelli, la mostra tocca i nomi di Dorfles e Regina, sorvola i protagonisti di Forma 1 e atterra negli anni Cinquanta di Santomaso, Crippa e Turcato, quando lastrazione si fonde con linformale. Il valore aggiunto: le ricerche di Ada Masoero sui carteggi fra il maestro e gli italiani, fra cui spicca una richiesta daiuto a Marinetti per intercedere presso il governo della Sassonia deciso a chiudere il Bauhaus, la scuola darte dove aveva insegnato Kandinsky, accusata di marxismo. Lappello del padre del futurismo non servì a convincere i nazisti. Palazzo Reale, inaugurazione domani ore 18, fino al 24 giugno. Info 02-804062. ------------------- Dorfles "ci insegnò a scoprire larte nuova" Presente in mostra con sei tempere della fine degli anni Trenta, Gillo Dorfles, il decano dei critici italiani, ha legato la propria esperienza di pittore alla discesa in Italia di Kandinsky. La lezione dellastrattismo lo ha portato, infatti, a fondare nel 1948, insieme a Munari, Soldati e Monnet, il MAC, Movimento Arte Concreta. Professor Dorfles, qual è il valore di Kandinsky? «Con Klee e Mondrian, formò la trinità astratta del secolo scorso. Nel dopoguerra molte correnti astratte italiane, dai nucleari agli spazialisti al mio gruppo, furono profondamente influenzate dal loro lavoro». Che ruolo ebbe la Galleria del Milione? «Fu lunica galleria italiana che accettò e propugnò larte astratta, favorendo autori come Radice e Rho, Ghiringhelli o la Badiali». Cosa legava i vari gruppi di astrattisti? «Il conflitto totale con i rigurgiti dellarte del Novecento e con la figurazione lombarda dellultimo periodo fascista: Birolli o Cassinari, per esempio». Ci voleva una mostra come questa? «Sì, credo che sia una delle mostre più importanti mai fatte sullargomento. Aiuterà a fare il punto sullastrattismo italiano. Soprattutto sulla vicenda dei comaschi, che furono fra i primi ad occuparsi di astrazione e che rappresentano la parte migliore del percorso». Non pensa che incastrati fra tanti altri nomi rischino di passare inosservati? «Meriterebbero una mostra dedicata esclusivamente alla loro esperienza. Così come gli altri gruppi. Fare oggi uno studio sugli spazialisti, i nucleari o il MAC sarebbe molto educativo».