LITALIA CORRE A QUATTRO VELOCITÀ IL PROGETTO Rinvii e sgambetti paralizzano lo sviluppo del waterfront I costi dellopera? Potrebbero essere un punto di forza Tesi sostenute solo per prendere le distanze dal progetto Benché tutti ci si auguri esser finiti i tempi delle decisioni irrevocabili, quando sentiamo politici e amministratori addurre argomentazioni tecnicistiche anziché politiche, al solo scopo di tergiversare, o di prendere le distanze dal progetto, capiamo che a questi non solo mancano le competenze tecniche per valutarlo, ma soprattutto la forza politica necessaria sia a contrastarlo, sia a sostenerlo. Attingono a piene mani allantica teoria sapienziale del meglio un uovo oggi che una gallina domani e ripetono sempre lo stesso refrain: progetto bellissimo, ma troppo vasto e oneroso. Che costi tanto siamo tutti daccordo, tuttavia siamo sicuri che lonerosità del progetto Waterfront sia un handicap, piuttosto che un punto di forza? Penso sia utile non dimenticare il modo in cui Genova è uscita dalla crisi post-industriale degli anni '80 e cioè grazie alla serie di eventi speciali, succedutisi in poco più di un decennio. I Mondiali del 1990, le Colombiane del 1992, il G8 del 2001, quindi Genova Capitale Europea della Cultura nel 2004. Tutti eventi che, al di là dei risultati immediati, e degli effetti collaterali, talvolta non proprio edificanti, hanno avuto il grande merito di catalizzare sulla città quei grandi finanziamenti che lindustria da tempo non riesce più ad attrarre. Eventi, per alto, dascrivere allonore e al merito della politica e dei politici nazionali e locali che li hanno decisi e sostenuti nel tempo. Certamente si può obiettare che tali eventi esprimano una forma di sviluppo drogato in quanto prodotto essenzialmente da finanziamenti pubblici, ma forse che lindustria genovese si è mai retta su grandi capitali privati? Ecco dunque il punto su cui il dibattito politico dovrebbe incentrarsi, a maggior ragione in questi tempi di campagna elettorale. Gli elettori dovrebbero interrogarsi e quindi interrogare gli aspiranti sindaco su quali siano i progetti in grado di far convergere su Genova, in un prossimo futuro, investimenti di grande portata, capaci di unazione propulsiva e trainante simile a quella prodotta dagli eventi speciali di cui sopra. E cosa si vede oggi allorizzonte genovese oltre al progetto Waterfront? Progetto che, allattuale fase di studio, sembrerebbe richiedere finanziamenti nellordine dei cinque miliardi di euro. È evidente che il reperimento di tali risorse non è semplice né immediato. Né si potrà ottenerlo ricorrendo ai soliti finanziamenti statali con cui per tanti anni si sono messe le pezze al sistema produttivo locale. Finanziamenti che, per contro, comportano meccanismi non troppo complicati e comunque noti al ceto politico genovese. Di cero sarà necessario individuare processi dingegneria finanziaria forse un po più sofisticati, tuttavia da tempo diffusi e collaudati in tutte le democrazie occidentali. In ogni modo, è chiaro come il sole che chi riuscisse a promuovere e a governare questi processi avrà il merito non solo di rinnovare limmagine di Genova, ma anche e soprattutto di darle un impulso economico senza precedenti. Nellattuale corsa a sindaco, abbiamo la fortuna di avere due candidati entrambi provvisti di particolare competenza in materia portuale. Enrico Musso è uno tra i più brillanti esperti dingegneria dei trasporti, mentre Marta Vincenti, grazie alla sua notevole esperienza di parlamentare europeo, ha una non comune conoscenza dei possibili canali di finanziamento comunitario. Mi auguro allora che questo giornale voglia promuovere quanto prima un confronto pubblico tra loro, simile a quello organizzato al Ducale tra i candidati alle primarie del centro sinistra. In tale occasione sarebbe interessante ascoltarli su questo tema, così da sapere cosa davvero essi pensino del progetto Waterfront e come, se eletti, intendano comportarsi nei suoi confronti. Nella speranza, però, che nonostante le loro indubbie competenze tecniche, sappiano deporre i tecnicismi, i "ma" e i "distinguo", per dire chiaramente se intendano sostenerlo e adoperarsi per tradurlo in realtà oppure accantonarlo, affidandolo al buon cuore dei loro successori.