Rinnova il look Palazzo Branciforte Raccuja di via Bara all'Olivella, più noto come Monte dei Pegni S. Rosalia, per diventare un grande polo culturale. Ospiterà un'area espositiva per mostre di spessore, atelier per artisti contemporanei, un laboratorio per studenti di Belle Arti, una biblioteca con 70 mila volumi, una caffetteria, una sala conferenze con 120 posti. L'opera di ristrutturazione (9 milioni di euro) è stata affidata alla milanese Gae Aulenti, creatrice del Museo D'Orsay di Parigi, noto per il suo significativo tema floreale. La Aulenti vede l'architettura in stretta relazione con l'ambiente urbano esistente e cerca di recuperare il più possibile i valori architettonici del passato Ieri, a Palazzo Branciforte, la presentazione non del progetto, ma dell'avvio di analisi dell'opera, dove si sciolgono i primi nodi dei lavori. Ad introdurre l'arch. Gae Aulenti è stato il prof. Gianni Puglisi, presidente della Fondazione BdS. «Palermo e la Sicilia afferma il prof. Gianni Puglisi devono puntare in alto. Così, abbiamo chiamato un architetto di grande fama per rivitalizzare Palazzo Branciforte. La Aulenti ha accettato di studiare la struttura ed ha accettato lo sviluppo di un progetto che non è solo un restauro ma anche e soprattutto una grande ambizione culturale. Ci saranno diversi problemi tecnici e ne siamo consapevoli. Le difficoltà all'architetto non fanno paura. Sono convinto che la città da questa operazione potrà trarre vitalità per il recupero del centro storico». Il presidente della Fondazione Banco di Sicilia appare su di giri. «Vedo in Palazzo Branciforte un centro di arte pulsante. Noi dobbiamo recuperare anche il patrimonio che abbiamo sparso nel mondo e nello stesso tempo valorizzare le opere invisibili. In diverse casse custodiamo oltre 3 mila reperti archeologici. Vorremmo dare maggiore rilievo alla numismatica e alla storia postale. Ritengo, infine, che da un punto di vista analogico questa operazione la si può paragonare al restauro dello Steri, completato nel 1972». E nella ristrutturazione un ruolo importante l'avrà la Sovrintendenza di Palermo, guidata dalla dottoressa Adele Mormino. Gae Aulenti è più cauta del prof. Puglisi. Lei sa benissimo quanto rogne spuntano in corso d'opera. Confessa: «La forza sinergica del presidente Puglisi si scontra con la mia depressione perché siamo di fronte ad un monumento torturato dalla storia. Da quando l'immobile è stato edificato le trasformazioni sono state continue. Il bombardamento del 1848 ha ferito parecchio la struttura. E' crollata gran parte delle volte e delle solette interne. I lavori di consolidamento e ristrutturazione si fecero immediatamente, ma senza tenere conto delle caratteristiche architettoniche dell'edificio. Altre bombe hanno colpito nel 1860 e poi nel 1943. E le trasformazioni sempre mirate più all'uso momentaneo del palazzo. Nel passato la strada da pubblica divenne privata, inglobata all'interno della residenza. Così, l'edificio si sdoppiò sui due lati della via interna mantenendo una pianta di forma rettangolare». Affascinante la storia della dimora. Venne edificata alla fine del '500 dal conte Branciforte di Raccuja come propria dimora nobiliare. La struttura, allora, occupava la metà dell'area odierna e si articolava attorno ad un cortile arricchito da un duplice ordine di colonne di marmo grigio di Billiemi. Si raggiungevano i saloni di rappresentanza attraverso una scala in marmo rosso di Piana. Un ulteriore piano ospitava alloggi di servitù ed uffici di amministrazione. Nel 1662 Giuseppe Branciforte, principe di Pietraperzia, mise in atto un'espropriazione forzata nei confronti dei proprietari limitrofi e raddoppiò la superficie del palazzo. Nel 1705 Nicolò Branciforte del Carretto ereditò la dimora e avviò alcune opere di completamento. Nel 1796 iniziarono le trattative con il sovrano per l'apertura come Casa dei Pegni. Nel 1929 venne disposto l'annessione del Monte di Pietà alla Cassa di Risparmio di Palermo. Correva il 1958 quando diventò sede della Fondazione culturale Lauro Chiazzese della Sicilcassa. Oggi l'immobile appartiene alla Fondazione Banco di Sicilia.