"Sto sopra una pietra che balla in mezzo al guado" "Essere al comando significa far accadere le cose, gli uomini spesso le impediscono" -------------------------------------------------------------------------------- I musei di Firenze sono suoi. Non è roba da poco. Tradotto in cifre, vuole dire che Cristina Acidini, dal 2000 alla guida dellOpificio delle pietre dure e del restauro e adesso diventata soprintendente ai beni storici e artistici di Firenze, Prato e Pistoia, ha 700 dipendenti e gestisce 14 musei. Ha anche un marito docente di chimica, un figlio studente di chimica e una gatta, «lunica creatura con cui fare conversazione in casa, con quei due che parlano delle loro formule». Acidini, ce lha fatta perchè donna o nonostante donna? «Direi, nonostante. Sono stati più i problemi e le rinunce che non i vantaggi». Un esempio a caldo. «Due rinunce. Quando, ai tempi in cui ero il braccio destro poco visibile anche se appassionata al mio lavoro del soprintendente Paolucci, lallora ministro alla cultura Veltroni mi propose la soprintendenza di Milano. E quando diventò ministro Urbani e mi chiamò a capo dellIstituto centrale di restauro di Roma» Disse di no? «Dissi di no. In ambedue i casi per ragioni di famiglia. Prima cera un figlio troppo piccolo, poi dei genitori troppo vecchi». Bloccata dal tipico appannaggio femminile della cura? «Lo stesso che ci fa emergere in certi mestieri. Quelli che hanno una profonda affinità con lattività di cura nei secoli affidata alle donne: i beni culturali, i musei, gli archivi, le biblioteche, il restauro. In fondo, un museo è una casa molto bella di cui prendersi cura, un restauro è simile a un grande anziano cui prestare cure competenti». Lei passa per donna inflessibile. Per questo è arrivata in cima? «Non si accorgono delle mie voragini di dubbio. Lodano la chiarezza dei miei interventi e io, alla seconda o terza frase, mi domando: chi sono e cosa sto dicendo? Come su una pietra che balla in mezzo a un guado. Andare avanti è stato un gomitolo dipanato dal caso. O dal fato che mi è sempre piaciuto pazzamente ciò che facevo. Anche negli anni di una dirigenza effettiva ma non riconosciuta che però mi ha regalato un grande radicamento a Firenze». Che effetto le fa il potere? «Per ora sento soprattutto la sua faccia oscura, della responsabilità che cresce e delle decisioni che devono essere prese in modo più rapido. La velocità è una caratteristica più maschile, il potere ti obbliga a rinunciare a quella meditazione in profondità che è più congeniale alle donne. I posti di potere sono cuciti su misura di parametri maschili, ma daltra parte lo sono ancora tutti i lavori». Ma il potere non è anche piacevole? «Mi piace potere finalmente fare accadere le cose o permettere che altri le facciano accadere. Al contrario mi dà molto fastidio quella forma di potere più maschile che sta nellimpedire. Gli uomini si fanno forti dellinterdizione al potere altrui, le donne vogliono costruire»