Lultima parola alla sovrintendenza giovedì, ma i lavori partiranno il 20. Majorino: si continui a vigilare Ok al progetto Longoni, garantiti miglioramenti estetici ai palchi -------------------------------------------------------------------------------- Trattandosi di teatro, il commento scespiriano dellassessore al Tempo libero Giovanni Terzi riassume la fine della vicenda-Lirico: «Molto rumore per nulla». Il vertice a Palazzo Marino si conclude con lassessore alla Cultura Vittorio Sgarbi che loda il plastico del progetto che aveva aspramente contestato: «Temevo si stravolgessero le strutture architettoniche originarie. Invece no». Insomma, Terzi (capodelegazione di Forza Italia in giunta) e il sindaco Letizia Moratti hanno ridotto a miti consigli il battagliero Sgarbi, che dal canto suo incassa modifiche formali che verranno precisate dopodomani dalla soprintendente Carla Di Francesco. «Miglioramenti estetici per conservare le linee dei palchi, senza entrare nel merito del progetto», dice Sgarbi. Traduzione: gli ordini di palchi passeranno da tre a quattro, peraltro un ritorno alla struttura originaria del teatro. «Alcuni disegni avevano dato unidea sbagliata del risultato finale. Controllando in modo preciso il progetto abbiamo trovato linee daccordo», dice Gianmario Longoni, vincitore dellappalto, stremato da quella che ormai era una guerra di nervi. «Se avremo tutte le garanzie confido che il 20 apriremo il cantiere». Confidano anche i Ds: «Comune e Soprintendenza vigilino per coniugare celerità nel recupero e rispetto del disegno originario», dice il segretario cittadino Pierfrancesco Majorino. «Ma a questo punto Longoni deve chiarire il progetto culturale che sta alla base del restauro e a chiarire quali siano i protagonisti reali della direzione artistica». Uno si conosce già: Marcello DellUtri, che farà parte del comitato artistico. E che critica Sgarbi: «Si è messo di traverso sulla direzione artistica in cui non centra nulla, adesso critica il progetto, ma stravolgerlo significa riaprire i giochi. Fa male alla città avere un rudere al posto di un grande teatro europeo».