PALERMO. Turismo in Sicilia, se ne fa da sempre un gran parlare. Considerato da molti la soluzione di tutti i mali (mancato sviluppo), sminuito da altri che lo ritengono una sorta di pannicello caldo, continua a restare comunque al centro del dibattito. Ora il «Rapporto sul Turismo in Sicilia - 2003», realizzato dalla Mercury di Firenze per conto dell'Assessorato Regionale guidato da Francesco Cascio, offre la ghiotta occasione di guardare a questo vitale comparto dell' economia siciliana, con l'occhio un pò distaccato di chi ne vuole cogliere i punti di forza e di debolezza, prescindendo da qualche occasionale variazione percentuale di arrivi e presenze, al rialzo o al ribasso, su cui talora si rischia di costruire fragili teoremi. I punti deboli Due sono storicamente i punti deboli del turismo siciliano: la limitata disponibilità di posti letto e la stagione troppo corta; entrambi decisamente avviati a soluzione. Con riguardo alla disponibilità di posti guardiamo ad esempio alla Campania, il nostro principale concorrente nel Mezzogiorno. Ebbene nel 1990, ogni cento posti letto disponibili in quella regione, la Sicilia ne poteva contrapporre 79; nel 2001 la quota siciliana è lievitata fino al 92 dell'offerta alberghiera della Campania. Certo il problema è di fondo; l'intero Mezzogiorno conta infatti poco più del 20 del totale dei posti letto italiani ed il solo distretto di Merano ha più alberghi di tutta la Sicilia; ma il dado è tratto, specie se si considera che il sensibile recupero, segnalato dal Rapporto Mercury, non sconta ancora gli effetti dei massicci investimenti in corso con Agenda 2000 (i fondi europei), che apporteranno a breve, con il POR e con i P1T, altri 20 mila posti letto; circa un quarto in più di oggi. L'altro problema, più lento da risolvere, quello della stagione corta, mostra comunque segni di superamento, grazie in particolare alle attrazioni artistico-culturali che più del passato motivano i viaggiatori che affluiscono nell'Isola; nei mesi (non proprio di mare) di aprile, maggio ed ottobre arrivano più turisti in Sicilia che nel Mezzogiorno e nell'intero Paese. In Sicilia presenze record Le presenze di turisti, italiani e stranieri, in Sicilia hanno così raggiunto la soglia di quasi 14 milioni di pernottamenti, che corrispondono al 20 dell'intero Mezzogiorno. Ma è qui che scatta la «sorpresa» del Rapporto Mercury, che fa emergere un corso d'acqua sotterraneo, fatto di turisti presenti in Sicilia ma non ufficialmente rilevati, che come un fiume carsico torna sempre in superficie, apportando comunque risorse e reddito alla Sicilia, in misura di gran lunga più consistente di quanto fin qui non abbiano detto le statistiche ufficiali; il mistero è presto svelato. Anzitutto anche il comparto turistico siciliano non è estraneo al fenomeno del sommerso e del conseguente lavoro nero; c'è poi il fatto che le presenze tu-ristiche in alloggi affittati o in proprietà non vengono rilevate. L'effetto combinato di questo ed altri fattori fa sì che le presenze turistiche in Sicilia siano in realtà il triplo di quanto non si creda e pertanto, se prima si riteneva che fossero pari a 13,7 milioni, ora occorre considerare che in realtà si tratta di 42,6 milioni di presenze all'anno; come se ogni siciliano ospitasse un turista per otto giorni. La spinta all'economia Che cosa possa significare questo in termini di reddito e ricchezza prodotti, è presto detto; i turisti ufficialmente rilevati hanno speso in Sicilia nel 2001, secondo il Rapporto Mercury, oltre oltre 1,5 miliardi di euro (pari a tremila miliardi di vecchie lire) che tuttavia diventano 3-3,5 miliardi di euro (6-7 mila miliardi di lire), considerando insieme alle presenze «ufficiali» anche quelle «ufficiose». I turisti infatti spendono mediamente 83 euro al giorno, attivando un cospicuo flusso di consumi verso alberghi, ristoranti, commercio, locazione di immobili, generi alimentari, altri prodotti della trasformazione industriale ed attività ricreative. L'«industria» del turismo Ma le trasformazioni non finiscono qui; «oggi, quasi un terzo delle imprese alberghiere siciliane è una società di capitali, proprio quello che ci serve per dare vita ad una industria del turismo» osserva l'assessore al Turismo Francesco Cascio, «mentre nella media nazionale ci si ferma al 18 e continuano a prevalere in maniera schiacciante le piccole gestioni familiari della ditta individuale o della società di persone». I grandi gruppi nell'Isola Questo dato, per così dire strutturale, si rafforza considerando la presenza, ormai consolidata in Sicilia, di primari gruppi alberghieri internazionali (Best Western, Marriot, Six, Starwood, Accor), ma anche nazionali (Atahotel, Framon, Jolly, Logis, Pare Hotels, SHR, The Charming, Turin, Rocco Forte) ed è imminente l'arrivo di Sviluppo Italia Turismo e Sviluppo Italia Navigando con i previsti interventi negli alberghi di lusso, nel golf e nella nautica da diporto.