75mila euro per "Cappello di paglia". Presto altri sponsor La fondazione Cassa di risparmio di Puglia fa da apripista finanziando la produzione dellopera. Ma lente lirico sinfonico spera che non sia un episodio isolato. "Bisogna puntare sul binomio cultura-economia" Il passo successivo sarà la nascita dellassociazione dei soci sostenitori Il sovrintendente Vaccari: "Funzionerà come struttura di fund raising, un po come succede a Milano con gli amici della Scala" -------------------------------------------------------------------------------- Lomaggio a Nino Rota, certo. E anche il debutto di Alessandro Piva alla regia di unopera lirica. Accantonati per un attimo gli aspetti artistici e filologici, però, ledizione del Cappello di paglia di Firenze, in scena da domani al Teatro Piccinni, potrebbe essere soprattutto linizio di un cambio di passo. La rappresentazione del capolavoro di Nino Rota, per anni direttore del conservatorio di Bari, non è soltanto il risultato di uno sforzo che ha consentito alla fondazione Teatro Petruzzelli di allestire uno spettacolo pensato e realizzato a Bari con artisti quasi tutti pugliesi. È anche, e soprattutto, il segnale che, forse, qualcosa sta cambiando nel rapporto fra cultura e mondo imprenditoriale. Senza voler chiamare in causa esempi di mecenatismo, che qui sarebbero forse fuori luogo, non può passare in secondo piano il fatto che lopera è stata prodotta anche grazie al sostegno della fondazione Cassa di Risparmio di Puglia. Unovvietà se fossimo a Milano, Roma, o anche Bologna, ma che nel capoluogo pugliese assume la dimensione di una inversione di tendenza, sia pure timida. Intendiamoci: non saranno i 75mila euro che la fondazione Cassa di Risparmio di Puglia ha messo a disposizione dellente lirico-sinfonico per la produzione del Cappello di paglia di Firenze a stravolgere il cartellone 2007. Quello che conta, però, è che siano arrivati. Perché, come sottolinea con una punta dorgoglio Giandomenico Vaccari, sovritendente della fondazione Petruzzelli, «è la prima forma di partership con un soggetto privato». Lente lirico-sinfonico laspettava da tempo. Oltre che un obbligo di legge, sanzionato dal ministero dei Beni culturali con la progressiva riduzione dei finanziamenti, è una necessità ineludibile. Pensare di produrre spettacoli di qualità e di confrontarsi con gli altri enti lirici italiani, contando sugli stanziamenti sempre più esigui del governo centrale (poco più di 3 milioni di euro nellultimo anno) è pura utopia. Una ragione in più per coinvolgere i privati. Bari non sarà mai Milano (lattività della «Scala» è sostenuta dalle più grandi aziende italiane), ma può legittimamente ispirarsi al modello milanese. La collaborazione con la fondazione Cassa di Risparmio di Puglia, per il momento limitata al solo Cappello di paglia di Firenze, va in questa direzione. Il passo successivo sarà la nascita di unassociazione di soci sostenitori dellattività della fondazione. Un po come lAssociazione amici della Scala, cercherà di mettere insieme tutti i possibili sponsor. «Lassociazione - dice Vaccari - avrà il compito di accompagnare la vita dellente lirico-sinfonico e funzionerà come struttura di fund raising. Bisogna puntare sul binomio cultura-economia». La fondazione Cassa di Risparmio di Puglia ci crede da sempre. «Per statuto - dice il presidente Leonardo Martinelli - sosteniamo larte, i beni culturali e la ricerca scientifica. Negli ultimi anni abbiamo finanziato il restauro della facciata della cattedrale di Troia e numerosi scavi archeologici». Il difficile comincia adesso. Si tratta, infatti, di evitare che Il Cappello di paglia di Firenze rimanga un episodio. Serve un risveglio del mondo imprenditoriale e unattenzione rinnovata alla produzione culturale. Un po come faceva la Cassa di Risparmio di Puglia negli anni doro del Teatro Petruzzelli.