Storia o leggenda? L'importante è che l'avventura sia cominciata. Un colpo d'occhio sul work in progress è stato possibile, durante il fine settimana, per l'apertura al pubblico dei cantieri di restauro nell'ambito della quinta Festa dell'Arte organizzata dall'assessorato regionale al turismo e ai beni culturali. Il monastero delle Trentatré era uno dei siti accessibili nella nostra città, visite a numero chiuso su prenotazione per motivi di sicurezza. Chi è riuscito a esserci ha portato a casa il fascino di un racconto in sospeso tra passato e futuro, tra splendore e decadenza. Prima di iniziare la sua parabola discendente, il complesso era stato ampliato con la costruzione della chiesa su progetto di Giovan Giacomo Conforto (1619), poi arricchita dall'imponente icona lignea con la «Presentazione di Gesù al Tempio», donata da papa Paolo III alla duchessa di Termoli Maria Acervo, grande benefattrice delle clarisse cappuccine. L'affresco dell'Ultima Cena, pure ingabbiato dai ponteggi, cattura l'occhio del visitatore; come anche quello di Sant'Orsola, conservato su quel che resta del chiostro. Struttura in sfacelo, quest'ultima, che si prevede di ricostruire con il secondo lotto dei lavori di restauro. Tutto dipende, però, da quello che verrà fuori dai sondaggi del sottosuolo. Se gli archeologi hanno visto giusto, l'Odeon tornerà alla luce e toccherà ripensare tutto lo stato dei luoghi. Dal centro antico a piazza Municipio, nel cantiere del metrò. Pure qui, ieri mattina, i visitatori erano numerosi. Più napoletani che turisti, pronti a seguire il racconto di un tesoro ritrovato: il fondale del porto, le barche romane, la cinta di mura angioine con le torri merlate e - ultima scoperta - la parete affrescata con lo stemma di un palazzo nobiliare, sepolto dal tempo e dalla stratificazione urbanistica. Non meno interessante il viaggio a Palazzo Reale, che rivela una preziosa scalinata realizzata in epoche diverse e certi curiosi documenti sulla presenza dei soldati americani, come il menu «fast food» a base di pizza, hot dog e cheeseburger. Sorprese anche nel teatro San Carlo, dove riappare una colonna di piperno, prima nascosta da uno strato d'intonaco. La due giorni della Festa dell'Arte - musei e scavi archeologici a ingresso gratuito, porte aperte in 48 cantieri di restauro della Campania - si chiude con un bilancio di tutto rispetto: circa 56mila presenze, più 35 per cento rispetto all'anno scorso, poco meno di 20mila a Napoli. Un successo di numeri, e non solo. Perché il pensiero va oltre, a tutto quello che si può ancora scoprire.