L'antica pelletteria di via del Gambero sembra avere i giorni contati dopo 118 anni (nacque infatti nel 1883), la pelletteria Biagini rischia davvero lo sfratto. La possibilità che questo accada è così concreta che ieri è sceso in campo tutto l'arco costituzionale in difesa di questo antico negozio. Nonostante ciò, il destino di questa antichissima bottega sembra essere segnato, vista la determinazione con la quale la società «II Noce» ha rifiutato ogni compromesso. Ieri mattina, infatti, l'ufficiale giudiziario ha annunciato che l'ultima data per lo sfratto è il 21 agosto. «È il settimo accesso in 70 giorni - ci dice Stefano Biagini, titolare dell'attività -, un accanimento inspiegabile, soprattutto se si pensa che chi ha portato avanti la mia pratica, l'ufficiale giudiziario Antonio Mengano, è agli arresti da 15 giorni proprio per procedure come questa». È per questo motivo che Alleanza nazionale, tramite Federico Mollicone, vicepresidente della Commissione sfratti del I municipio, lancia un appello al nuovo prefetto, Achille Serra, «perché venga verificata la regolarità di questa pratica di sfratto». «Il proprietario dell'immobile è passato da un punto di forza a uno di debolezza - afferma Mollicone -, visto che la legge prevede che per i negozi antichi è impossibile cambiare destinazione per almeno 5 anni dallo sfratto». Marco Marsilio, consigliere comunale di An, ha anche presentato una «interrogazione urgente» al Sindaco e all'assessore competente, sollecitando un loro intervento immediato prima che sia troppo tardi. «II Comune deve pretendere di conoscere le intenzioni della proprietà - sottolinea Annalisa Secchi, presidente della Commissione sfratti e tutela delle botteghe storiche del I municipio dei DS visto che non si capisce perché mandar via Biagini se poi per i prossimi anni qui dovrà restare sempre una pelletteria». Pino Galeota, vicepresidente dei Ds in Campidoglio, affrontando la questione in senso più generale, si è rivolto con una lettera a Giancarlo Sili, direttore dell'ufficio notiflche della Corte d'appello di Roma, per metterlo a conoscenza del fatto che il Comune e la Regione hanno attuato atti deliberativi e iniziative pubbliche di tutela e valorizzazione delle botteghe storiche. Nella stessa lettera Galeota sottolinea come «nei casi di sfratti ci siano troppo spesso una serie di comportamenti che destano forti preoccupazioni». «Stiamo attendendo che la legge regionale che prevede la tutela e il sostegno finanziario per le botteghe storiche - aggiunge Biagini - trovi applicazione, perché non è possibile pagare 7.000 euro al mese d'affitto. Prima la richiesta del proprietario era comprensibile, visto che l'affitto era di 3.600 euro a bimestre - conclude Biagini -, ma ora non è più possibile venire incontro a queste pretese, e anche se volessi al proprietario non importerebbe». I negozi a rischio sfratto per l'impennata del fitto sono tanti. Tra questi, la fonderia le Fevre dì via del Pellegrino, l'argenteria di via della Croce, la farmacia Limone in via Tornaceli, il negozio di coralli Rapi in via dei Condotti. «Noi siamo stati sfrattati 11 9 settembre - ha raccontato Elsa Egidi, che lavora al Cin cin bar da 35 anni -, vendemmo anche una casa per mettere su l'attività, ma adesso l'immobiliare Antoniano Veneto, proprietaria del locale, pretende non più tre ma tredici milioni di vecchie lire. Una richiesta folle».