Pubblicità. Le regole per la sponsorizzazione dei lavori negli edifici storici La sponsorizzazione dei restauri attraverso maxi-affissioni pubblicitarie prende sempre più piede, con regole diverse da comune a comune. A Roma il giro d'affari raggiunge i 20 milioni di euro l'anno, mentre a Milano il solo restauro del Duomo è finanziato dalle affissioni per 9 milioni di euro. Se n'è discusso a Roma nel convegno "PubbliCittà" organizzato dall'Agat, l'Associazione Grandi Affissioni Temporanee. La sponsorizzazione dei restauri è regolamentata nel Codice dei Beni Culturali (Dlgs 42 del 22 gennaio 2004) all'articolo 120. Da ultimo è intervenuto anche il Codice degli Appalti (Dlgs 163 del 12 aprile 2006) all'articolo 26. Le maxi-affissioni rientrano nel campo della pubblicità, per la quale il decentramento è stato avviato con il Dlgs 44697. L'articolo 62 comma 1 consentiva ai comuni di sottoporre «le iniziative pubblicitarie che incidono sull'arredo urbano o sull'ambiente ad un regime autorizzatone, assoggettandolo al pagamento di un canone secondo tariffa». Tra le grandi città hanno emesso il regolamento Milano, Roma, Torino e Firenze. Mila-s no è stata tra le prime a farlo, nel 1994, modificandolo l'ultima volta nel 2000, prevedendo l'elencazione delle diverse forme di pubblicità. Per le maxi-affissioni non ci sono limiti di superfìcie e possono superare la durata dei cantieri. A Roma la regolamentazione della pubblicità è stata stabilita da due delibere della giunta comunale del 2003 e del 2004, ma il decreto e stato interamente attuato solo con il Regolamento votato dal Consiglio Comunale nell'aprile 2006 che all'articolo 4 cita espressamente la pubblicità sui ponteggi di cantiere, limitandola ad una superficie pari al 15 del fronte espositivo, mentre il rèsto dei teli deve riprodurre la facciata dell'immobile. La durata dell'affissione non può superare quella del crono-programma dei lavori di restauro. «Poi va rimossa anche se il cantiere prosegue per recuperare dei ritardi spiega Francesco Mingiardi dello studio legale Patricelli-Mingiardi ai ricavi dalla vendita degli spazi vanno sottratti i costi per l'imposta sulla pubblicità che per le maxiaffissioni è maggiorata del 200 per cento».