Pompei. «Il riconoscimento da parte dello Stato del terzo polo degli archeologici», è la battaglia che sta promuovendo l'Ana, la prima associazione nazionale di categoria nata in Italia che conta, in poco più di un anno dalla sua costituzione, circa mille iscritti. Ieri a Pompei i professionisti provenienti da tutta Italia hanno celebrato il primo congresso nel corso del quale hanno delineato un piano da proporre all'attenzione del ministero dei Beni Culturali. «Oltre ai dipendenti delle soprintendenze e ai docenti universitari - dicono gli archeologi - ci sono i liberi professionisti, il terzo polo appunto, che soffrono per imporsi nel mondo del lavoro a causa della mancanza di riconoscimento e dell'inadeguatezza di investimenti pubblici». La precarietà e l'assenza di una qualsiasi forma di tutela lavorativa, poi, per gli archeologi impiegati presso il ministero, le soprintendenze, le università e le amministrazioni locali sono il comune denominatore che ha spinto la categoria a raggrupparsi in un'associazione per dar voce al loro malessere. L'Ana, inoltre, porta avanti una battaglia per l'istituzione di un elenco nazionale di archeologi professionisti a cui attingere per l'attribuzione di incarichi professionali e la costituzione di tabelle tariffarie e di compensi professionali adeguati. Nel corso del congresso si è svolta la votazione per l'elezione del nuovo presidente dell'Ana. Gli associati hanno riconfermato il presidente uscente Tsao Cevoli. Il neo eletto, che ha raggiunto l'ottanta per cento delle preferenze, ha detto che si porrà come «intermediario con tutte le istituzioni pubbliche e private e combatterò affinché alla figura dell'archeologo, che stiamo per delineare, ottenga il riconoscimento di tutti i suoi diritti».