Non una sola Pompei ma tante città e tante storie nascoste dal tempo (non troppo bene, per fortuna) si rivelano durante la quinta edizione della Festa dell'Arte. L'iniziativa, in programma ieri e oggi, non comprende soltanto l'ingresso gratuito nei musei e nei siti archeologici ma anche un viaggio avventuroso nei 48 cantieri di restauro sparsi sul territorio regionale. Visite in gruppo a numero chiuso, su prenotazione: i posti si esauriscono subito, per chi resta fuori si cerca di trovare spazio compatibilmente con i lavori in corso e le esigenze di sicurezza. E le sorprese non mancano: un affresco d'epoca angioina tra le antiche mura che circondavano Castelnuovo, tornate alla luce con gli scavi del metrò; una colonna di piperno «sconosciuta» nel teatro San Carlo; testimonianze di vita durante la seconda guerra mondiale, compreso il menu delle pizze per i soldati americani, a Palazzo Reale. Mentre nel monastero di Santa Maria in Gerusalemme, in via Pisanelli, partono i sondaggi per ritrovare l'Odeon, il teatro greco-romano coperto utilizzato per far musica, di cui finora non si è mai vista traccia ma di cui pare ormai certa la localizzazione. Ieri mattina in piazza Municipio, mentre napoletani e turisti scendevano a 35 metri di profondità per esplorare i tunnel del metrò, in una zona off-limits dal cantiere era in corso un sopralluogo. Lo staff di esperti coordinato da Maria Luisa Nava, soprintendente per i beni archeologici di Napoli e Caserta, osservava da vicino i colori vivissimi dell'affresco d'epoca angioina affiorato tra le mura del bastione. L'eccezionalità della scoperta sta nello stato di conservazione dell'opera, che rappresenta uno stemma e forse ornava le pareti di un palazzo nobiliare. Tutto quello che circondava Castelnuovo - cinta difensiva, torri merlate, postazioni da bocche da fuoco - è stato sepolto nell'800 per creare la piazza. Strutture che ora stanno tornando alla luce, ma davvero non si sperava di ritrovare in salute così buona una pittura murale. Interessante anche il tour nel complesso monastico di Santa Maria in Gerusalemme o delle Trentatré, in via Pisanelli, fondato nel 1585 per accogliere le suore di clausura dell'ordine delle Clarisse Cappuccine (che ci vivono ancora oggi). In corso la ricostruzione dell'antico refettorio e il restauro di un affresco del XVI secolo che rappresenta «L'ultima cena». E presto partiranno i sondaggi per verificare la presenza, al di sotto del piano di calpestìo, dell'Odeon greco-romano. Numerose le testimonianze storiche che localizzano qui il teatro coperto destinato alla musica. A poca distanza, intanto, si va avanti con il recupero del teatro scoperto che avrebbe ospitato le performance dell'imperatore Nerone. Di questo e altro parlano i tesori di Napoli nel primo giorno della Festa dell'Arte. Alle 16 si contano oltre 13mila presenze tra musei, scavi e cantieri di restauro della Campania: in testa Cuma, con mille visitatori. «La kermesse è ormai un appuntamento consolidato - dichiara l'assessore regionale al turismo Marco Di Lello - e non solo per i campani, perché sono numerosi i turisti italiani e stranieri. Molto interesse riscuotono i percorsi nei cantieri, testimonianza dei passi in avanti che si stanno facendo, da cinque anni a questa parte, nel settore della tutela e della valorizzazione dei beni culturali. Per aprire al pubblico tante aree con lavori in corso è stata fondamentale la sinergia tra istituzioni diverse: il successo dell'iniziativa dimostra che per l'arte si sa fare sistema».