«SIAMO nell'occhio del ciclone, lì dove regna la calma tra venti contrastanti». E' la metafora scelta da Antonio Paolucci, soprintendente del polo museale fiorentino, per commentare la contrastata situazione relativa al governo dei Beni culturali. Da un lato la Regione Toscana che ne rivendica decentramento e gestione con una sua bozza di legge. Dall'altra il testo del decreto legislativo de] ministro Urbani sulla riforma del ministero, che verrà discusso al consiglio dei ministri a fine mese, sembra accentrare poteri e controlli. Di fatto il decreto non fa cenno alcuno alla partecipazione di enti locali mentre prevede la figura di un direttore generale che avrà in mano tutti i musei statali e il patrimonio archeologico, artistico e architettonico regionale. Spunta un super dirigente, una specie di soprintendente regionale - carica che attualmente spetta con poteri diversi a Mario Lolli Ghetti, a cui però potrebbe aspirare lo stesso Antonio Paolucci - con potere di veto, di nomina di dirigenti, con funzioni di direttore generale sul tutto il territorio. Altra novità della riforma, l'eliminazione dei poli museali autonomi, che avranno vita breve, solo dal 1 gennaio 2003 al 31 dicembre 2005, con capo il direttore regionale. Alloro posto, a partire dal 2006, può essere costituita una fondazione, ovviamente aperta ai privati. «Nel caso di Firenze, la fondazione raccoglierebbe tutti i musei del polo e sarebbe ancora più autonoma» spiega Paolucci. E il ruolo della Regione e di altri enti? «Urbani ha in mente le fondazioni bancarie. E' una contraddizione di termini: vuole delle fondazioni statalizzate ma con i quattrini dei privati - risponde il soprintendente -. Di certo ci sarà spazio anche per gli enti locali. Il decreto dovrà passare tra infiniti filtri». L'assessore regionale alla cultura Mariella Zoppi non si stupisce: «Ci aspettavamo un tale decreto, visto che si parla da molto della riforma del ministero. Certo è che Urbani ricompone poteri forti e scollegati intorno non solo ai dirigenti generali e alle direzioni, ma va nettamente contro il federalismo, per un controllo pieno e totale su tutta la struttura dei beni culturali». Anche la Uil avanza critiche al testo, annunciando una serie di agitazioni da metà agosto. «Urbani crea una spropositata mole di nuovi direttori generali e calpesta i principi di autonomia tecnico-scientifica e finanziaria di grandi realtà espositive» afferma Gianfranco Cerasoli, segretario nazionale Uil.