Restauri di materiale archeologico e di opere d'arte presenti nel territorio ternano effettuati negli ultimi anni dalla Fondazione della Cassa di risparmio di Terni e Narni sono ora documentati in uno splendido volume di 434 pagine dal titolo "Arte e territorio". Quello pubblicato quest'anno è il terzo volume di una serie, iniziata nel 2001. Vi sono illustrate tutte le opere restaurate con foto a colori che ne mettono in evidenza lo stato attuale e quello prima del restauro. Con schede storico-artistiche sulle singole opere redatte da esperti dei vari settori accompagnate da schede tecniche sulle caratteristiche e le metodologie dei restauri redatte dai restauratori stessi. L'elenco delle opere restaurate è vasto. Ma qualche esempio può essere utile. E parliamo degli interventi a favore del museo archeologico di Terni. Con il vasto corredo delle tombe databili dal VII al VI secolo avanti Cristo rinvenute nell'area dell'ex poligrafico Alterocca durante la campagna di scavi effettuata dal 1996 al 2000, una campagna di scavi avviata dopo che un imprenditore sensibile (si sta costruendo un nuovo palazzo) segnalò il ritrovamento di uan parte della necropoli di San Pietro in Campo. Oltre che al materiale provenmiente dalla necropoli particolare ura è stata riservata al ricco materiale ceramico d'epoca romana recuperato nell'area del palazzo di Primavera tra il 1999 e il 2000. E ancora vari reperti archeologici e materiale lapideo restaurati prima di essere collocati nel museo all'ex Siri. Ma particolarmente vasto è il patrimonio pittorico e scultoreo salvato. Per il Trecento c'è l'oratorio di San Silvestro nello speco francescano narnese di Sant'Urbano con gli affreschi dell'abside raffiguranti la Crocifissione e Santi, opera di un pittore vicino al Maestro della Dormitio di Terni, nome convenzionale attribuito all'importante artista la cui opera più significativa, appunto la morte della Vergine, è conservata nella chiesa ternana di San Pietro. E poi, per il Quattrocento, la splendida Madonna col Bambino della raccolta capitolare di Amelia, di autore ignoto ma vicino ad Antoniazzo Romano. E ancora, sempre del Quattrocento, le due sculture in legno policromo con la figura del Crocifisso conservate entrambe a San Gemini, l'una nella chiesa di Santo Gemini, l'altra in quella di San Francesco. Per giungere al monumento funebre di Pietro Cesi nella cattedrale di Narni e nel rilevante San Sebastiano, anch'esso in legno policromo, collocato nella sala consiliare del Comune di Stroncone. Preziose le testimonianze del Cinquecento, con gli affreschi nella parrocchiale di Casteldilago, della scuola dello Spagna e, nella chiesa della Santissima Annunziata di Taizzano, la "Madonna del Rosario" del narnese Michelangelo Braidi. Ancora, nel Seicento solo qualche esempio: la "Visitazione" nella raccolta capitolare di Amelia, la "Madonna col Bambino e San Carlo Borromeo" a Quadrelli, la "Natività del Battista", attribuita al reatino Antonio Gherardi, nella chiesa di San Francesco a Narni e, sempre a Narni, il "Parnaso" nella raccolta comunale. E non si può dimenticare la "Presentazione di Maria al tempio" nella chiesa di San Pietro a Collestatte. Come si vede, anche in piccole località vi sono opere di rilevante valore artistico. Che per trovarle, per recuperarle e preservarle, la Fondazione Carit ha effettuato una meticolosa e puntigliosa ricognizione. Con i risultati che si vedono. E che il volume "Arte e territorio" documenta.