Tutto il mondo li cerca, solo qui vengono contestati CHE avesse proprio ragione Dante nel suo celebre anatema sui genovesi, gente diversa, magari estendibile a tutti i liguri? Sarà perché la prossima lettura pubblica del grande poeta da parte di Roberto Benigni in una molto attesa performance genovese richiama con forza i suoi versi, sarà perché quella diversità trova conferme continue anche nel terzo millennio, sarà perché a Genova e in Liguria esiste un forte senso di autocritica, ma quel giudizio pare rimbombare con maggiore forza se solo si osserva con un po di distanza quanto avviene sotto i nostri occhi. Certamente due tra i più grandi architetti italiani e del mondo devono condividere quel giudizio storico del poeta fiorentino se misurano genovesi e liguri sulla base della loro attuale esperienza. Alludiamo a Alessandro Fuksas e a Renzo Piano e ai loro progetti savonesi e genovesi della Margonara e dellAffresco che la gente di Liguria sta discutendo da tempo e in qualche modo parallelamente. Si tratta di due personaggi mondiali. Piano è considerato addirittura uno dei cento più noti al mondo. Da ogni angolo della terra arrivano ai loro studi proposte di opere da realizzare, tanto che una delle maggiori occupazioni dei loro studi è quella di selezionare e decidere che cosa accettare. Dovè che sono discussi, contestati, vivisezionati, contesi? Dovè che si riuniscono assemblee, comitati, vertici più o meno pubblici, più o meno istituzionali, dovè che ogni aspetto della loro idea viene pesata millimetricamente e ogni risvolto sfaccettato, se non a Savona e a Genova? Sgombriamo il campo da un equivoco: non vogliamo qui schierarci per la torre di Fuksas e per lAffresco di Piano. Sui due temi sono già scorsi fiumi di parole e si sono scritti giornali interi. Chi ci segue sa che abbiamo sempre sostenuto il progetto di Renzo Piano come unidea strategica che può indirizzare lo sviluppo della città attraverso il disegno del suo waterfront e sa che stiamo con attenzione seguendo il progetto di Savona-Albissola, giunto al culmine di una interessante discussione pubblica. Non è qui il momento di attaccare cappello o di risollevare altri polveroni che già ne soffiano tanti e molto spessi. La considerazione che sorge dallimpatto polemico dei due grandi progetti, capaci di incidere decisamente sulla faccia della Liguria e sul suo prestigioso fronte mare, è proprio quella della specificità del carattere della nostra gente. E chiaro che Renzo Piano e Alessandro Fuksas non sono dei passe partout e che non basta la loro firma per imporre qualsiasi cosa, soprattutto se il progetto lascia un segno tanto forte come quello disegnato sul pezzo di costa tra Savona e Albissola e sullintero arco genovese da Voltri fino a Punta Vagno. Ma possibile che la discussione sui due casi diventi un esercizio così estenuante e infinito, marcando una diversità rispetto a ogni procedura di ogni altra parte del mondo? La discussione su Piano sta per arrivare al terzo compleanno e ora che cè da doppiare una tornata elettorale invece di diventare conclusiva rischia di trasformarsi in unarma contundente da usare tra candidati che ci giocherellano sopra per usarla a proprio vantaggio e altri che assistono con baffi e barba finti: se mi oppongo o mi distinguo ci ricavo qualche vantaggio, qualche consenso, qualche alleanza.... La discussione su Fuksas è molto più fresca ma ha già tutte le caratteristiche della mina vagante per lamministrazione comunale savonese. Lì il sindaco lhanno appena eletto e quindi nessuno può far pesare il progetto come unarma per lanciare o stoppare i candidati, ma il cammino del giovane Berruti è già, comunque, condizionato dal dibattito sulla Margonara. Se passerà o meno la supertorre sul mare il sindaco ne uscirà o più forte o mezzo azzoppato. Si può osservare che ciò è logico e democratico: ogni scelta importante corrisponde a una mossa politica che lascia impronte spesso decisive. Il sindaco che approva e boccia la torre e lAffresco sarà a sua volta segnato. Il ragionamento funziona se si arriva a una decisione in tempi ragionevoli. Quelli di Savona-Fuksas lo sono ancora, quelli di Genova-Piano sono usciti ampiamente dai limiti su quel piano di ragionevolezza. Conclusione: è difficile confermare in toto lo storico giudizio di Dante Alighieri sulla diversità dei genovesi (e dei liguri). Ma se assumiamo come metro di giudizio il caso delle decisioni sulle opere dellintelletto di due grandi architetti quella diversità regge, almeno rispetto al resto del mondo dove a Fuksas e a Piano avrebbero detto già un entusiastico sì oppure un no. Ma avrebbero detto qualcosa di chiaro e deciso senza avvoltolarsi in una specie di serpente decisionale dalle mille spire.
GENOVA Piano e Fuksas: genovesi e liguri gente "diversa"
L'articolo discute la discussione sulla costruzione di due grandi progetti architettonici a Savona e Genova, progetti di Renzo Piano e Alessandro Fuksas rispettivamente. L'autore sostiene che la discussione sui due progetti è estenuante e infinita, e che la decisione finale è condizionata da fattori politici. L'autore non si schiera per nessuno dei due progetti, ma sostiene che la discussione sulla diversità dei genovesi e dei liguri è una questione storica e culturale. L'autore conclude che la diversità dei genovesi e dei liguri è una caratteristica unica rispetto al resto del mondo, e che la discussione sui due progetti è un esempio di come la diversità possa essere un fattore di conflitto e di discussione.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo