Lappello corre rapido via mail e sms: «La sala musica della Biblioteca nazionale di Firenze sta per chiudere al pubblico. Invia un messaggio di protesta». In poco meno di una settimana ne sono stati raccolti oltre cento, di musicisti, intellettuali, studenti: Riccardo Muti, Bruno Bartoletti, Giuliano Toraldo di Francia, Pier Vincenzo Mengaldo, il decano dei musicologi americani Frank DAccone. La mobilitazione è promossa dallAduim (lassociazione dei docenti universitari italiani di musica), che nei prossimi giorni pubblicherà sul proprio sito la lettera di protesta corredata dalle firme. Vi si afferma che la direzione della Nazionale «sta preparando un piano di riorganizzazione che porterà a snaturare lidentità di alcune sale che trattano materiale speciale». Tra cui la sala musica, luogo di ricerca frequentato da studiosi di ogni latitudine dove si conservano, per esempio, i lasciti di Dallapiccola e Pizzetti, i libri di Massimo Mila, tutte le prime edizioni Ricordi. Riassetto della sala significa trasferimento del personale ad altri uffici. Lo conferma Antonia Ida Fontana, direttrice della biblioteca: «Con gli attuali 220 dipendenti bisogna fare lo stesso lavoro per cui venticinque anni fa ne impiegavamo 450». Dei quattro attuali, in sala musica dovrebbe rimanerne solo uno, incaricato soltanto della distribuzione dei libri. Dallateneo cittadino il rammarico di Fiamma Nicolodi: «Sale simili ce ne sono in tutto il mondo e, malgrado i problemi ovunque esistenti, funzionano con efficienza». A Firenze invece, secondo la responsabile della sala Paola Gibbin, «il servizio potrebbe uscirne snaturato. Non più assistenza in sala e a distanza per gli studiosi. Non più censimento e catalogazione delle molte rarità in nostro possesso disperse tra gli scaffali dei magazzini. Non più attenzione allaggiornamento bibliografico». Replica Fontana: «Per gli utenti non cambierà niente. La sala non chiude; un bibliotecario continuerà comunque a occuparsene. Appello, dunque, immotivato».