Sabato scorso è stato inaugurato l'anno giudiziario 2007 presso il Tribunale amministrativo della Regione Campania. Con un'approfondita ed efficace relazione il presidente Antonio Guida oltre ad informare sull'attività svolta dal Tribunale ha anche evidenziato alcuni attuali problemi della giustizia amministrativa. In particolare, il presidente Guida ha rilevato l'eccesso di produzione legislativa e le gravi difficoltà interpretative, confermando implicitamente la più volte denunciata decadenza della tecnica di formulazione delle leggi, che sembra spesso affidata ad esperti di enigmistica. In ordine all'entità del contenzioso campano, il Presidente del Tribunale amministrativo precisa che circa la metà riguarda l'edilizia e l'urbanistica e prevalentemente l'abusivismo edilizio, impegnando notevolmente ben sei delle otto Sezioni del Tribunale stesso. Il dato non sorprende, in quanto nella Regione Campania oltre alla rilevata tendenziale litigiosità dei campani l'abusivismo edilizio è enormemente diffuso e, contemporaneamente, la normativa urbanistico-edilizia è assai severa e, spesso, eccessivamente restrittiva. L'illegalità diffusa nella Regione si manifesta sia per l'edificazione senza titolo abilitativo, sia per il non raro rilascio di permessi di costruire incompatibili con la normativa vigente. Come spesso accade, le norme giuridiche sono considerate un amichevole consiglio e le relative sanzioni per l'inosservanza delle medesime sono frequentemente ritenute un optional. D'altra parte, la diffusione degli abusi edilizi come nel noto caso di Casalnuovo e dintorni dimostra che esiste pure un fabbisogno di abitazioni ancora largamente insoddisfatto. Come in passato nel quartiere napoletano di Pianura (e come a Casalnuovo e come in tanti altri casi), non sono state costruite case di villeggiatura, ma normalmente prime case per dare alloggio a nuove famiglie o a famiglie provviste solo di un'abitazione inadeguata ai propri bisogni. Certo, è giusto e necessario applicare le sanzioni previste per le costruzioni abusive e, in particolare, l'acquisizione al patrimonio comunale delle unità edilizie realizzate senza permesso di costruire od in totale difformità dal medesimo (e in tal caso - anche se non se ne parla da parte delle Autorità responsabili - il Comune ha diritto di acquisire anche l'area libera circostante fino a dieci volte la superficie utile costruita). E' anche ingiusto il condono per siffatte costruzioni, rappresentante anche una beffa per i cittadini, che hanno rinunciato a soddisfare un pressante fabbisogno familiare per rispettare la normativa vigente. Ma è pure doveroso provvedere all'approvazione di una disciplina degli interventi sul territorio, che dia una risposta adeguata alle suindicate fondamentali esigenze dei cittadini. E, a tal fine, non basterebbe nemmeno indicare le località dove il detto fabbisogno abitativo possa essere soddisfatto, essendo necessaria anche la contestuale (meglio, la previa) realizzazione dei cosiddetti interventi strutturanti, cioè delle infrastrutture collettive e, possibilmente, degli interventi produttivi diretti a dirigere gli insediamenti abitativi nelle direzioni volute. D'altra parte, è noto che bisogna contenere al massimo il consumo del suolo, in quanto l'estensione delle aree rimaste libere e, in particolare, dei terreni d'interesse agricolo si è ridotta enormemente. Ma, proprio per questo, bisognerebbe prevedere in misura maggiore la ristrutturazione urbanistica di tante zone già edificate. Naturalmente non si pensa in nessun modo a sventramenti nei centri storici, ma alla ristrutturazione di zone degradate e già parzialmente edificate (talvolta con la diffusione di costruzioni di scarsa qualità e di un solo piano). Insomma, ancora una volta si auspica che, ai fini indicati, le Autorità provvedano a realizzare finalmente un processo di pianificazione continua nella chiarezza e nella concretezza. Purtroppo, non pare che il piano territoriale all'esame del Consiglio regionale sia diretto in tal senso.