Secondo la sovrintendente Moretti le scoperte archeologiche hanno rivalutato il ruolo della cittadina «La scoperta di Guadocinto, con altre importantissime avvenute nel corso degli ultimi ventinticinque anni, constringe a riconsiderare la Tuscania del VI secolo e ad assegnarle un ruolo di primo piano nella Tuscia interna». Così la soprintendente ai beni archeologici dell'Etruria meridionale, Anna Maria Moretti, al termine della relazione preliminare, redatta insieme alla direttrice del museo di Tuscania, Laura Ricciardi, nel corso del convegno «Incontri di archeologia nella Tuscia» svoltosi ieri a Viterbo, all'interno dell'aula magna dell'Università della Tuscia, a Santa Maria in Gradi. Una scoperta che pone la parola fine su oltre un secolo di dibattiti tra i più insigni studiosi in materia, da sempre inclini, abbagliati dalla munificenza delle tombe dei centri limitrofi, Tarquinia e Vulci, ad assegnare al centro dell'entroterra il ruolo di specifico produttore di derrate agricole. E, soprattutto, una datazione sicuramente più vicina noi. Invece, i tre tumuli, del diametro di almeno 20 metri, la ricchezza e la qualità di alcuni corredi funerari rinvenuti all'interno, e, soprattutto la datazione certa alla seconda metà del VI secolo, fanno di Tuscania un centro influente già a partire da quella data. Numerosi gli elementi elencati dalla Moretti, che rappresentano una novità per Tuscania, tutti naturalmente importantissimi. Oltre agli imponenti tumuli nel corso dei lavori di scavo, diretti dalla dottoressa Sara Costantini, sono stati rinvenuti altresì i resti perimetrali di un edificio quadrangolare, forse un piccolo tempio, dei resti colonne ioniche, il tratto di una strada sepolcrale di collegamento con la necropoli dell'Olivo, per quella che la stessa sovrintendente non ha esitato a definire «necropoli monumentale». La giornata di studi, che ha visto vari interventi tra cui quello di M. G. Scarpaticci su «Vetralla, un santuario etrusco a Macchia delle Valli», si è conclusa alle 18 a Tuscania, con l'inaugurazione di alcune delle sale superiori del museo che esponevano i primi reperti restaurati da Franca Bellomarini e da Anna Giglio, provenienti proprio da Guadocinto. Con le affermazione emerse ieri nel corso della conferenza, quindi, una parte importante della storia tuscanese va, dunque, quanto meno rivista. sabato 3 marzo 2007