E quale località se non Pompei poteva essere scelta come prima sede? L'assemblea, promossa dall'Ana (l'associazione nazionale archeologi) si terrà all'auditorium degli Scavi per discutere delle problematiche di una delle professioni più affascinanti al mondo, che soffre, però, oggi di gravi difficoltà a causa della mancanza di riconoscimento e dell'inadeguatezza di investimenti pubblici. L'Associazione nazionale archeologi, la prima associazione di categoria degli archeologi italiani, conta più di 1000 iscritti in tutto il Paese. Con, naturalmente, una buona rappresentanza campana e napoletana in particolare. Al congresso, insieme ad autorità accademiche e istituzionali, parteciperanno un centinaio di delegati eletti nelle oltre venti assemblee svoltesi nei mesi scorsi in tutta Italia. L'obiettivo del congresso è quello di una stesura di una proposta unitaria per la regolamentazione della professione. «Pompei è un luogo simbolo dell'archeologia italiana - dichiara Tsao Cevoli, presidente dell'associazione nazionale archeologi - e ora con questo appuntamento diventa luogo di incontro e discussione degli archeologi italiani. Da qui cinque anni fa, con una manifestazione, è partito un movimento per il riconoscimento dei nostri diritti, che ha dato vita all'Associazione nazionale archeologi». Sono almeno cinquemila gli archeologi che operano per una pluralità di soggetti pubblici e privati (ministero, soprintendenze, università, amministrazioni locali), «senza nessuna forma di tutela lavorativa (ferie, malattie, maternità) - fa sapere l'Ana - e senza il riconoscimento della loro identità professionale». Una condizione precaria che, stando ai dati in possesso dell'Associazione, spinge «il 55,21 degli archeologi ad abbandonare la professione entro 3 anni dal primo impiego». «Gli archeologi - continua Cevoli - sono penalizzati anche dalla cronica carenza di investimenti pubblici in Italia nel settore dei beni culturali, che si aggirano intorno allo 0,70 del pil, mentre il resto d'Europa vi investe il 3-4». Tra le richieste dell'Ana, in sintonia con le direttive europee in materia di riordino delle professione, il riconoscimento della professione, l'istituzione di un elenco nazionale di archeologi professionisti presso il ministero per i Beni e le Attività Culturali, il riconoscimento come associazione di categoria attraverso il Cnel e il Colap, regole trasparenti e univoche per l'attribuzione di incarichi professionali, tariffe e compensi professionali adeguati in tutto il ventaglio di profili contrattuali.