Manca un mese al quarantesimo anniversario di Barbonia City, la tendopoli di via Ripamonti che in aprile ospitò lesperienza alternativa di Milano, la patria dei beatnik nostrani e il rifugio di tante ragazzine di buona famiglia che labitavano per amore dei fidanzati capelloni e per la disperazione delle mamme. Ma ora tutta la memoria di quello che quellesperienza rappresentò (400 casse con 20mila documenti depoca raccolti da Ignazio Maria Gallino, editore oggi settantenne) rischia di essere distrutto. Il Comune ha intimato di spostare larchivio della beat generation milanese dalla depositeria municipale, dove era "provvisoriamente" accatastato da otto anni, in unaltra sede. Senza che unaltra sede ci sia. Correva il 1967 quando i neobarboni - così li ribattezzava il Corriere della Sera - celebravano matrimoni beat (più precisamente, per i giornali, «svergognati connubi animaleschi») per legarsi in unioni caratterizzate da un unico ma chiaro e condiviso fine comune: il sesso. Durò due mesi, Barbonia City, prima di essere spianata da polizia e carabinieri. Libertarismo, pacifismo, rifiuto di una società autoritaria, disinteresse per il denaro, la carriera, il potere, psichedelia alimentata dalluso di droghe. Tutto questo fu lesperienza dei "capelloni". Il 1967 di Barbonia City è un anno fondamentale per la cultura beat, lanno dei raduni nella Bay Area di San Francisco e del flower power, un anno capace di produrre, oltre che comportamenti, una nutritissima scorta di testi scritti. Tutti raccolti da Gallino, che uninchiesta di Panorama del '72 descrive come un leader, "un nobile siciliano, di cui pochi conoscono il cognome, che parla sempre sottovoce". Gallino precisa «la mia famiglia è antica ma non patrizia», ma resta che allepoca si dava molto da fare con il suo Sima, di cui era cofondatore, unorganizzazione che fra le tante attività forniva aiuto legale ai neobarboni perennemente nei guai con la giustizia. E soprattutto raccoglieva materiale, per lo più riviste da poche migliaia di copie, magari ciclostilate, come Om, votata allinduismo, Fallo (preferiva sesso, droga e rock), Puzz (fumetti), Get Ready (confezionata a forma di spinello) e tante altre, la più famosa Re Nudo, che si collocava a metà strada fra hippy e sinistra extraparlamentare. Pure questultima, per la maggior parte dei fricchettoni, troppo autoritaria. Durò poco più di un decennio, dal '65 al 77, la cultura underground. Da allora divenne memoria, esposta in via Anfiteatro e dopo lo sfratto del '99 venne stipata nella depositeria comunale, in via Gregorovius. Lallora assessore al Demanio, Antonio Verro, promise una nuova sede. Sarebbero bastati 70 metri quadrati per far rivivere, con il suo nome ufficiale, lInternational Alternative Press e le sue pubblicazioni, italiane ma pure inglesi e americane. Quella promessa non è mai stata onorata e, peggio ancora, a Gallino è arrivata due giorni fa la lettera del Comune che gli dice piatto piatto: ritiri queste «masserizie» (testuale) entro trenta giorni. Cioè entro dopodomani, perché la lettera è stata protocollata il 5 febbraio. E non solo: paghi per la custodia di questi sette anni, altrimenti venderemo tutto e vi addebiteremo anche le spese «per lalienazione». Sembra di sentire sospeso tra le righe un: «Capito, capelloni?». Gallino è dispiaciuto ma non del tutto stupito: «Negli anni avvertivo il loro fastidio, quando telefonavo per informarmi. Dicevano di avere a cuore un pezzo di storia che da anni oltretutto non è più consultabile sui documenti. Io non posso pagare un affitto per mantenere larchivio». La memoria dei beatnik italiani andrà in fumo? Sarebbe una fine paradigmatica.
Milano. Resta senza casa larchivio dei beat. Il Comune sfratta i 20mila documenti raccolti da Gallino
Il Comune di Milano ha intimato a Ignazio Maria Gallino, editore e curatore dell'archivio della beat generation milanese, di spostare l'archivio nella depositeria municipale entro 30 giorni. Tuttavia, Gallino non ha una nuova sede disponibile e non può pagare l'affitto per mantenere l'archivio. L'archivio contiene 400 casse con 20.000 documenti raccolti tra il 1965 e il 1977, tra cui riviste e testi scritti dai beatnik italiani. La memoria dei beatnik italiani rischia di essere distrutta. Gallino ha già ricevuto la lettera del Comune e ha espresso la sua dispiacento, ma non del tutto stupito, poiché aveva avvertito il fastidio dei beatnik nel corso degli anni.
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