È lultima mostra, lo ricorda lui stesso, che inaugura da sindaco. La mostra dedicata a "Luca Cambiaso, maestro del Cinquecento europeo", aperta ufficialmente ieri pomeriggio a palazzo Ducale. Ma Beppe Pericu, che in dieci anni si è guadagnato il rispetto e laffetto dei genovesi, per motivi diversi e in occasioni diverse, rifugge dalla retorica, come sempre, poi confida di aver puntato molto sulla cultura. Come "asso" che Genova non aveva ancora giocato, come orgoglio da riscoprire, come occasione per attirare gente e far conoscere la città anche delleconomia «perché la qualità della vita può diventare una delle ragioni che ti spingono a fare investimenti in un luogo piuttosto che in un altro». Una cultura dove le mostre non si comprano ma si realizzano con i talenti di Genova, ecco una cosa di cui il sindaco va orgoglioso. Lo racconta in parte alla platea, e dopo mentre visita la mostra. Alla gente che affolla il salone del Maggior Consiglio spiega di essere grato a Arnaldo Bagnasco, presidente del Ducale: «Dopo Van Dyck ci chiedevamo come muoverci per far conoscere meglio Genova ai genovesi e non solo. Abbiamo pensato al "Siglo de Los Genoveses", il Cinquecento, lidea fu di Bagnasco e noi riuscimmo, con gli eventi collegati al "Siglo" a far sì che le persone arrivate in città andassero a ritrovare le opere, in questo quadro si inseriscono i palazzi dei Rolli di via Garibaldi e il ciclo prosegue con Rubens». Sottolinea: «Sono contento se i forestieri vengono a visitare le mostre, lo sono ancora di più se si fermano a Genova, nel 2006, nei primi nove mesi abbiamo avuto un aumento che del 22-24 per cento di turisti stranieri, mentre il Touring ha attribuito il massimo riconoscimento, due stelle, ai 14 luoghi della città, a partire dai Musei». Tocca il tema che più gli è caro: «Abbiamo sempre cercato, e Luca Cambiaso è unulteriore conferma, di dar spazio a mostre espressione della capacità produttiva e dalla cultura di Genova, senza comperarle, così come palazzo Ducale è diventato negli anni il simbolo che ci rappresenta». Il suo addio da sindaco arriva qui: «È lultima iniziativa che inauguro, e non si realizzano buoni lavori senza la collaborazione di tutti, comune, palazzo Ducale, sponsor». Lo applaudono, la moglie Carla lo aspetta in platea per la visita che si apre con lautoritratto di Cambiaso. Il sindaco confida: «Ho preso labitudine negli anni di venire a dare unocchiata il giorno prima e quello dellinaugurazione per vedere come tutto si sistema». La mostra preferita delle tante che ha inaugurato? «Arte e Architettura, del 2004, curata da Germano Celant». Installazioni esterne comprese? Sorride Beppe Pericu e conferma: «Certo. Mi piaceva, per esempio, il vagone doro, anche se qualcuno un giorno mi ha affrontato in via Garibaldi per mettermi in guardia: "Lo sa che cosa hanno messo là fuori?"». Un po di rimpianto? «No, penso che questa idea della cultura di Genova sia diffusa, radicata, credo che faranno molto bene». Si ferma a ammirare una natività e annota: «Sono orgoglioso della città, abbiamo vissuto la cultura davvero come un orgoglio ritrovato, come la capacità di presentarci nel mondo. Molti vengono a visitarci, ma circolano ancora di più cataloghi». Luca Cambiaso, intanto, si fa ammirare. Beppe Pericu racconta il pittore che fu «lorgoglio di Genova cinquecentesca, si fece ammirare alla corte spagnola di Filippo II, lo chiamarono a decorare la chiesa dellEscorial». Sindaco Pericu, lei è appassionato di arte? «Molto, soprattutto di quella contemporanea». Ma, adesso, gli interessa di più ribadire la linea di politica culturale che affida a chi sarà eletto dopo di lui: in prima fila al Ducale si vede Marta Vincenzi (Unione), fa un salto più tardi Enrico Musso (Casa delle Libertà). Di fronte alla "Madonna con Bambino" dellAccademia Ligustica, Pericu ripete: «Sono operazioni estetiche, mirate anche allo sviluppo economico, perché se Genova cresce culturalmente è più bello viverci e anche fare impresa. Si può produrre ovunque, si produce meglio in una città dove la qualità della vita è alta, dove vorresti vivere». Si arriva in una stanza dove Cambiaso è messo a confronto con alcuni grandi del suo tempo, compreso Michelangelo Merisi detto"Il Caravaggio, con il suo "Ecce Homo" di Palazzo Rosso. Chiede il sindaco: «Avete spostato Caravaggio?». E in effetti è così: dalla vigilia allinaugurazione, il capolavoro ha cambiato posto. Sindaco, mai avuto esitazioni nelle scelte, timori? «Cera il tremore di lavorare, durante le prime mostre, poi è arrivato Luca e lho passato a lui». Luca è lassessore Borzani che gli sta a fianco. Pericu conferma che loperazione cultura, per la città, è stata globale, ha interessato palazzi e musei. E ricorda ancora: «Mi sta a cuore il fatto che queste mostre siano prodotti pensati e realizzati da genovesi, magari sparsi nel mondo come Celant, che hanno lavorato per qualcosa di originale, importante». La gente lo ferma e lo saluta, davvero nessun rimpianto? «No, e perché? Non farò lex sindaco». Allora sarà un "past"(precedente, ndr) sindaco? «Ecco, un past. Può andare».
Genova. Cambiaso, Pericu saluta la cultura
Il sindaco di Genova, Beppe Pericu, ha inaugurato la mostra "Luca Cambiaso, maestro del Cinquecento europeo" al palazzo Ducale. La mostra è stata organizzata con l'aiuto di Arnaldo Bagnasco, presidente del Ducale, e ha presentato opere di artisti genovesi e europei del Cinquecento. Il sindaco ha espresso la sua soddisfazione per la mostra e ha sottolineato l'importanza della cultura per lo sviluppo economico della città. Ha anche confermato che la mostra è stata realizzata con la collaborazione di tutti, comprese le istituzioni locali e i sponsor. La mostra è stata inaugurata con un'opera di Van Dyck, che è stata scelta per rappresentare la città di Genova.
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